venerdì 6 dicembre 2013

Titoli di coda

Sono  arrivata alla fine di questa esperienza. Ecco i titoli di coda. Ci sono alcune persone senza le quali non solo la storia non sarebbe mai stata scritta, ma anche senza il cui sostegno, a volte un tantino implacabile, non ce l'avrei fatta mai. 
Per prima voglio ringraziare Flaminia. Una mattina di primavera, nella piu buia delle notti dei tempi, lei ha preso in mano la situazione e ha costruito il primo gradino della scala. 
E poi, grazie a mia mamma, che ha in gran parte finanziato la spedizione, moralmente ed economicamente.   
Impossibile farcela senza Stefano. In questi mesi e' stato l'amministratore delegato della mia vita. E anche il paziente depositario dei miei scoramenti. Su di lui ho potuto contare in ogni momento  e sono fiera sia il padre di mia figlia. Una parte della mia vita alla quale posso guardare senza delusione. 
E adesso le mie amiche. Lucia, Nunzia, Letizia, Georgina. L'ordine di apparizione non è importante. Tutte sono state indispensabili in questi mesi. mi hanno puntellato nella autostima, mai mi hanno mollato, sempre sostenuto e usato in dosi da cavallo la cura del buttarla in caciara. Grazie a tutte voi per ogni singola risata,e non sono state poche. Negli ultimi anni mi ero proprio dimenticata che cosa significasse ridere. 
I miei fiancheggiatori sono stati mio fratello Pietro (numero uno) e poi Luigi e Mauro con Antonio. Preziosi dispensatori di affetto e progetti.
Last but not least at all, grazie di cuore a Paolo che con salda leggerezza ha costantemente vigilato sul pericolo di tempeste e altri rovesci. 
Sono fortunata ad avere così tanti buoni amici. 
Finito. Ultima domanda: ma che ci farò io a Fiumicino a dicembre nei miei vestiti d'estate ?  🐊 
P.s. Una buona notizia per tutti coloro che privatamente mi hanno invitato a buttare i miei improbabili vestiti (e non sono pochi 😀)): l'ho fatto ! 😊

martedì 3 dicembre 2013

San Jose' de la reduce



Finalmente una giornata tutta per me. Avevo dimenticato il lusso di bighellonare per un luogo sconosciuto in perfetta solitudine. Oggi ho vagato per San Jose', perdendomi più e più volte, vittima, finalmente felice, del mio proverbiale senso dell'orientamento. Questa città e' un po' ( poco poco però) concepita come New York. Le strade non hanno nomi ma numeri e incrociano avenidas e calles. Ecco, le affinità con New York finiscono qui. Il cuore e' pedonale.
I negozi non  si sforzano di attrarre e si  alternano a fast food di stampo Usa o la versione ' tico'. Pochi turisti e pochi souvenir, ma strade affolllate. Traffico sostenibile, eccetto che nelle ore canoniche. 
Insomma, la capitale di uno stato non ricco e occidentalizzato nel modo sbagliato. Suggestive (diciamo) le impalcature ai  crocevia da dove i poliziotti sorvegliano il via vai tipo bagnìni sul mare. 
Naturalmente i ricchi sono ricchi assai. Sono stata ospite a cena e per la notte di una coppia di canadesi che vive qui da venti anni. Sono gli editori di LaRepublica, quotidiano nazionale, una B sola, niente a che vedere con il nostro. Giornale gonfio di pubblicità,  ' pretty healthy', ammettono loro stessi, che quindi hanno potuto costruire 10 anni fa una villa in un superprotetto condominio in collina. Una meraviglia, ariosa e spaziosa,  stile Wright alla lontana, nemmeno una sbavatura locale.
Ho dormito dopo tre mesi in un vero letto, senza temere scorpioni e altre brutture. Ero così contenta che non volevo addormentarmi per non perdere nemmeno un minuto di quel piacere. Per non parlare di un bagno dotato di acqua calda e altre comodità come una luce che illumina e asciugamani che asciugano. Commovente davvero :)  una specie di 'effetto reduce' radiosamente amplificato dalla mia scelta del l'hotel,  per i giorni successivi,  il don Carlos. Piccolo e accurato, di maniere disinvolte, ha solo 8 stanze e un patio interno con una fontana frusciante. L'albergo appartiene alla quarta generazione dopo don carlos, venuto in costarica nel 1921 dal Lichtenstein come manager del più grande hotel del centramerica e messosi in proprio nel 1947. 'Il nonno ci ha insegnato a non transigere sulla qualita'. Ottimo diversivo dopo BarraHonda. 



lunedì 2 dicembre 2013

Cecilia, 90 anni, 13 figli e una piantagione di caffè



La nonna di Daniela ha 90 anni ed è fichissima. Si chiama Cecilia, ha avuto 15 figli di cui 13 viventi. Li ha cresciuti in un piccolo appartamento sulla ferrovia di Heredia, dove il marito Elias era incaricato di supervisionare la stazione. Un lavoro buono, ma con 13 figli la spesa quotidiana poteva anche ridursi a un solo casco di banane. 
Una sesantina di anni dopo, più o meno, donna Cecilia e' in ottima  forma, ricama con precisione e se sbaglia disfa tutto perché il lavoro deve essere perfetto. La sua casa e' deliziosa, ha un bel giardino curato ('se ne occupa un nicaraguense, ormai questi lavori li fanno solo loro', sorride). Curiosa e pronta alla battuta, si muove come una ragazza, e racconta con leggerezza dei suoi viaggi. A Roma, per esempio, dove dopo un giorno ha tirato la giacca del marito per mostrargli un tizio: 'quello è di Heredia'. Presa per visionaria, lo ha avvicinato e ... Era di Heredia 'l'avevo visto in tv, era un ministro', ride ancora. E non ha dimenticato una memorabile caccia allo spaghetto migliore nel cuore della città. 
Racconta dei due figli morti.
 Nel salotto c'è una foto dei famiglia. Mamma mia quanti sono!  Lei stessa lo dice scherzando: troppa gente! Però poi si rallegra se chiedo di fotografare la foto e posa con ironia con figlia e nipote. Discorre con comprensione di questo e quello, ma no, alla festa per un bambino nato da una coppia non sposata, no, non ci va. 
Passeggiando con Daniela per la loro piantagione di caffè viene fuori il resto della storia. Elias, ritiratosi dal lavoro all'età giusta, ha comprato la terra e le piante e ci ha passato gli ultimi 25  anni della sua vita, tra caffè e galline che conosceva una per una, beneficando i dintorni con uova e verdure.
Daniela ricorda che sua mamma, corta di soldi, chiedeva aiuto alimentare ai vicini  e quando andava alla finca a trovare il papà tornava carica di derrate per tutti. 
Indomito, a 86 anni, elias dall'ultimo  letto di ospedale progettava un viaggio in Cile con la nipote. 

domenica 1 dicembre 2013

Mondo a sbarre



Vista di una casa gabbia dall'interno. 

Queste sbarre che fasciano le case mi avevano colpito da subito. Ma certo vederle dall'interno e' una bella prova. Sono ospite di una famiglia di Heredia. Non abbiente, ma nemmeno povera. Diciamo che, volendo, c'è parecchia strada da fare sulla via dei confort e delli spazio personale, ma se la cavano.  L'ossessione  per la sicurezza però  e' allarmante. Va bene che i ladri sono entrati 5 volte (mi domando perche', francamente...) ma sembra essere mentalità generale.
Nelle stanze degli hotel le tv, benché per la maggior parte catodiche e senza appeal,  sono incastonate  in strutture di acciaio tipo gioielli della corona. 
In macchina le portiere si chiudono automaticamente e le borse si nascondono sotto il sedile anche per brevi tragitti.  Le auto sono anche dotate di un pulsante interno che fa scattare un allarme sonoro tipo antifurto se si è in pericolo. 
Mi sono seduta in un bar. La sala ha una grande porta finestra aperta. Ma e' sbarrata da una saracinesca-grata piuttosto ostile. Ed e' domenica mattina, a due passi dal parco e dalla chiesa. 
Bar di Heredia la domenica mattina 
 
I miei amici canadesi che vivono a san Jose' da vent'anni mi hanno invitato a cena. E a dormire da loro perché tornare in hotel di notte anche con un taxi ufficiale e' troppo rischioso, dicono. 
Precauzioni sicuramente giustificate, ma allora ho traversato questi 3 mesi come Alice nel paese delle meraviglie? Va bene che questa e' la metropoli, ma insomma...  A Barra Honda ho lasciato la chiave fuori della porta anche di notte e anche nei week end che sono andata via.. 



Il bivio di Daniela, natura o call center

Heredia

Daniela ha 27 anni, una sorella che vuole fare l'attrice in Messico, un fratello che studia ingegneria e fa gare di triatlon (con molti rovesci di fortuna). Tutti e tre vivono con la mamma, assistente di un manager scolastico, in una casa gabbia sulle colline di Heredia.
Daniela si sta laureando in protezione delle risorse naturali, ha già una laurea in turismo. E passa metà del suo tempo navigando in internet alla ricerca di  una vita nella natura. L'ho conosciuta a Barra Honda, dove ha fatto uno stage di una settimana. 
'Odio vivere a Heredia, caotica, inquinata, pericolosa. Uscire la sera e' un azzardo. In casa nostra hanno rubato cinque volte e noi stiamo in una zona residenziale dove si conoscono tutti', si lamenta. Quindi Daniela cerca di trasferirsi in Guanacaste, dove, dice lei, la gente e' più aperta, ha poco ma ti da tutto e non c'è da vivere sotto chiave. 
La ricerca di Daniela per una occupazione nelle sue inclinazioni per ora e' stata di scarso successo. Intanto  fa quattro soldi inventando oggetti con materiali di riciclo. 
Nonostante tutta l'attenzione di Costarica all'ambiente le possibilità di lavoro languono. Le compagnie sono piccolissime e con pochi soldi. Invece, ecco il nodo,  e' facilissimo trovare lavoro nei call center. A quanto pare, parecchie compagnie Usa hanno delocalizzato  in Costarica  e impiegano i  ticos  che parlano inglese per quelle simpatiche telefonate all'ora dei pasti che noi tutti amiamo.  Lo stesso le banche che assumono  locali anglofoni per fare pressione sui  clienti insolventi. Un futuro che Daniela rifiuta e che la sta portando da una parte a super specializzarsi continuando a studiare e dall'altra ad avere sempre meno possibilità di lavoro proprio perché troppo qualificata e non disponibile a fare la telefonista. 
Nonostante tutto lo sbandierare eco ambientalista, anche entrare in un parco nazionale e' complicato. Daniela ci ha provato dopo la prima laurea, ma assumere nei parchi non sembra una priorità per il governo. A barra Honda i ranger sono 5 e tutti over 50. Nessun ricambio generazionale e niente soldi. Ma nemmeno abbastanza personale per tenere il parco in modo efficiente e adeguato in una zona in cui la natura lasciata a se stessa si prende subito unsacco di  libertà'.  Quindi, il governo sta pensando di privatizzare i parchi.... Vendere i gioielli di famiglia, insomma.. Dove l'ho già sentita questa??? 

giovedì 28 novembre 2013

Tempi diversi

Alba a Barra Honda

La transizione si è portata via il bat project sostituito dal bird watching. Però i risultati sono assai esigui, nonostante trucchi e accorgimenti tassativi come vestirsi di verde. Si parte la mattina molto presto, al buio. La cosa ha il suo fascino. Il campo e' immerso nel sonno. A quell'ora dormono tutti: uomini, scimmie, scorpioni, serpenti e formiche. E quindi anche gli uccelli.... 
Si sale in montagna assorti. In verità l'obiettivo e' sopravvivere perché anche il corpo dorme e non ne vorrebbe sapere. Soprattutto senza colazione. Personalmente, in occasioni così, sento le ossa sbucare qua e la'. 
Arrivati in cima, schiarisce e si parte con l'avvistamento. La squadra e' di 4-5 persone. Ogni 250 metri si forma un circolo sul sentiero, ciascuno rivolto verso l'esterno. A guardare  gli alberi, per capirci. Dopo un minuto di acclimatamento, per cinque minuti si esplora intensamente con gli occhi il tratto di verde assegnato in cerca di movimenti che indichino la presenza di uccelli. Inutile dire che abbiamo sempre avvistato farfalle come mai nel butterfly project, scimmie in quantità, libellule. Perfino uno scoiattolo. Ma, se si eccettua un generosissimo tucano multicolor (collared aracari), di uccelli nemmeno l'ombra.  Ho visto più colibrì e altri pennuti nel campo o nel cortile di qualche hotel che nel bird watching...
 I ranger danno la colpa al vento, all'orario, alla stagione.. Ma si sa, il bird watching non è una scienza esatta...  
È un po' una storia senza fine, questa dei progetti 'a prescindere'. Un fare e disfare senza tenere conto dei fattori esterni.
Se c'è luna piena gli stessi ranger sostengono che è inutile cercare di avvistare pipistrelli perché con la luce non escono. Ma il bat project si fa comunque. Con zero risultati. E se piove a catinelle perché partire alle 5 per censire le farfalle? Così troppo vento invita gli uccelli a starsene accucciati. 
Principio applicato anche al riordinare. C'è un laboratorio mai usato che viene sistematicamente svuotato e riarredato nello stesso identico modo.
Ennesima riprova dei diversi valori del tempo..
N.b. Nessuno di questi uccelli e' stato osservato nel bird watching...:) 

lunedì 25 novembre 2013

The shit machine


In realtà e' un biodigestor, ma quando me l'hanno presentato l'ho ribattezzato the shit machine e ormai e' entrato nell'uso comune. Scherzi a parte, il progetto e' interessante. Ed e' il primo di questo tipo in un parco nazionale in Costarica. E qui si sentono davvero pionieri. L'obiettivo più ambizioso e' conquistare la bandiera blu che testimonia l'eccellenza ambientale. Quello minimo e' ottenere acqua pulita dai rifiuti organici del campo. Il verdetto tra un anno, quando il governo verrà a 'fare gli esami'. Il progetto costa circa 6mila dollari e a Barra Honda ci lavorano dal 2012,  staff e volontari, senza i quali altro che 6mila dollari...
Non entro nel merito. A me lo hanno raccontato così. 
In pratica,  l'acqua usata in cucina e tutto ciò  che esce dai nove bagni, più o meno 2 mila litri al giorno,  vengono convogliati in questa macchina. L'odore e' veramente pesante. Un misto di gas e cacca che stordisce. E nemmeno ci si  abitua visto che arriva in gola a folate, quando meno te lo aspetti. Il processo e' un po' macchinoso,  comincia con un filtro 'a monte' che separa materia organica e acqua. Nel biodigestor, che si presenta come un preservativo gigante,  ci sono batteri che decompongono la materia organica e puliscono l'acqua. C'è quindi una fermentazione e si produce gas. in teoria questo dovrebbe essere usato in cucina ma per ora non c'è abbastanza materia prima, perché per dirla senza perifrasi con Jose' Mario, che e' padre dell'esperimento, 'gli uomini non sono come i maiali o le  mucche e non producono abbastanza cacca'.
  Per cui, per ora ci si  limita a ripulire  l'acqua. In questo momento il contributo dei volontari e' scavare un fossato tutto intorno al biogarden. Adesso so esattamente come si sentono i forzati  che vengono mandati a scavare. Una fatica esagerata, bisogna impugnare fermamente tutta la determinazione possibile.
Il fossato sarà poi foderato di plastica per renderlo impermeabile e riempito con rocce da grandi a piccole e sopra saranno piantate le eliconie. Le loro radici si nutrono della materia organica e la separano  dall'acqua che viene quindi ripulita e sarà usata per irrigare i campi circostanti e il vivaio appositamente impiantato  e nutrire gli animali. 
La strada e ancora lunga, il progetto 
non è affatto completato come dimostrano le continue analisi sulle acque ancora negative. In attesa di tempi migliori l'acqua se ne va per la foresta. 

mercoledì 20 novembre 2013

Angie e le altre



Due settimane con una roommate. Quando l'ho scoperto mi è preso un colpo. Tornata dal weekend, stanca, sporca, affamata vedo una luce (sempre fioca per carità per via del risparmio ecologico di elettricità) nella mia stanza. Turbamento e confusione. Poi la porta si è aperta e è apparsa questa ragazza che mi ha informato che avrebbe vissuto con me due settimane. Il mio sorriso e' stato denso di significati.  Ma d'altronde mica potevo pretendere una stanza da sei solo x me full time... 
Angie ha 25 anni ,  e' di Costarica, e' a Barra Honda per l'università. 
Ha alcune particolarità. Prima tra tutte: fa finta di capire l'inglese e invece non capisce niente e quindi tutte le faticose spiegazioni delle regole della stanza da me prontamente inventate  sono andate a farsi benedire. 
Secondo/ alle sette e mezzo di sera aveva già spento le luci senza consultarmi. io x un po' ho letto con la torcia da minatore in testa. Poi mi sono guardata dall'esterno e  mi sono  chiesta perché mai tutto cio' e ho ripristinato la corrente. Internet no, ma almeno la luce elettrica? :) 
Soavemente le ho spiegato che la luce del bagno deve essere accesa perché altrimenti ci svolazzano i pipistrelli in camera... È svenuta. 
Altra bizzarria, dorme vestita e se appena ti azzardi a muoverti nel tuo letto, non importa che ora sia, lei ti parla. In spanglish. La prima mattina poi alle cinque ha chiamato mamma' per svegliarla  (e dunque svegliare me). Ho messo un warning definitivo. Credevo. La mattina dop, sveglia per partire alle 5.30. angie mette una sveglia ad alto volume  alle 5, poi mi chiama x dirmi che è l'ora  e che lei e' malata e resterà a dormire. Forse sopravviverà. Forse no. Le sue gesta  sono ormai leggendarie nel campo. Anche x colpa mia, ammetto, che alimento la bibliografia. 
È riuscita a raccogliere l'unanimità. La detestano tutti tutti tutti.
Quattro giorni dopo.  L'ho fatta fuori. Prima ha cambiato stanza con un pretesto poi e' tornata a casa, ovunque essa sia. 
Le giovanette successive invece sono uscite illese. Finora tutte o quasi. 
La prima e' stata Freja vattelappesca, cognome doppio norvegese, nemmeno se ci sto un anno riesco a pronunciarlo o scriverlo.  Bionda, in forma e super brava a calcio, e' rimasta solo una settimana, conquistando il plauso generale. Stava a Heredia, e mi ha lasciato in eredità Constance, francese della costa azzurra, con mamma piemontese. La prima conversazione italiana dopo due mesi, nemmeno riuscivo a parlare. Carattere intransigente e privo di diplomazia, detesta le ingiustizie, gli spacconi, i partiti presi e le imposizioni. In poche parole, per una settimana e' stata la mia più valida  alleata... :) abbiamo condiviso anche una certa avversione alla credenza che i serpenti siano i migliori amici dell'uomo ... 
Dopo di lei, Caro, tedesca bifronte, può essere legnosa e chiusa come aprirsi in grandi sorrisi che la trasformano. Perseguitata da una magrezza insistente, combatte la sua battaglia con la cucina di Barra Honda e poco si mischia con la casuale convivialita' locale. 
E poi Geraldine. Avessi avuto più tempo, mi sa che avrebbe fatto la fine di Angie, anche se è meno invasiva. Stara' a Barra Honda sei mesi, non parla inglese e arriva in ritardo. In piu' ha trovato uno scorpione sullo stipite della porta e il meglio che ha sfoderato e' stato venirmi a chiamare. Ovvero, accollarmi il problema... Salvo ravvedimento dell'ultima ora, meno male (per lei) che ho avuto le vacanze e tra poco me ne vado... :) 
Credevo fosse finita qui. E invece ecco arrivare Sophie, prova provata che bisogna stare attenti a ciò  che si desidera perché potrebbe avverarsi... Volevo un adulto? Eccolo. Eccola. Era indefinita intorno -ai 60, prosopopea a mille, piglio autoritario. Non la sopporto. Interferisce in ogni conversazione e non ha rispetto. 
Adieu Barra Honda, no regrets...!!! 

Amici pluviali 16

Baby formichiere in cattività Questi invece sono liberi ma anche un po' mimetizzati 

Scorta di luce per occhi e umore

 

Questa e' la foresta dei pirati, affacciata sul mare e sdraiata su una distesa di noci di cocco, a due passi da Panama. Manzanillo e' una riserva, forse la più  selvaggia che ho visitato,  a malapena sono tracciati i sentieri e si capisce che da parecchio non sono stati ritoccati. Per arrivarci da Puerto Viejo ci sono 12 km. Una passeggiata in  bicicletta disturbati da ben poche macchine. Totalmente assenti venditori ambulanti,  chioschetti di souvenir, amenità varie. All'ingresso del parco, che non ha cancelli e nemmeno una segnalazione, un paio di soda semplicissime ( ma ottime. Almeno quella che ho provato io). 
Si entra passando un fiumicello di acqua rossa, colore dovuto (mi auguro) a un qualche tipo di alga. Fatto  sta che la foce e anche il pezzetto di oceano intorno sono rosso ruggine. Ma l'acqua e' trasparentissima. E dopo il guado non ho registrato sintomi allarmanti. 
Si cammina fino al belvedere nel silenzio. Qualche uccello, due strilli di scimmia sono il massimo. I granchi giganti che si 
nascondono  nella sabbia non fanno rumore. Ogni tanto, volendo, ci si affaccia sulla spiaggia, quasi tutta formata da conchigliette di varie specie, e si fa un bagno tra onde da surfisti, che se non fai attenzione ti prendono e ti sbattono ben bene. 
Qui in verità c'è poco da raccontare oltre. 
Molto invece da riempirsi gli occhi e fare scorta per l'inverno e per i momenti neri. 

Cioccolato, dal produttore al consumatore


Il processo e' un po' lunghetto ma poiché e' noto come  va a finire si può anche saltare. Raccolto il frutto che può essere giallo rosso verde o variegato a seconda dei capricci delle zanzarine impollinatrici, si sbuccia.
 Mi chiedo chi sia stato il genio che da questi grossi semi aspri e dal sapore vagamente di agrume abbia immaginato la polvere marrone e i suoi eccellenti derivati. I semi vanno seccati per due settimane. I primi due giorni bisogna muoverli ogni ora perché fermentano. Poi vengono arrostiti e ridotti in polvere. Finalmente il colore e' giusto!
Un tempo si usavano delle macchine, ancora conservate alla piantagione, ma dopoil passaggio della monilia devastatrice, si è tornati al lavoro manuale. 
Ottenuta la polvere, si passa 'in cucina' . 
 il cacao si scalda appena e ci si  aggiunge, nell'ordine, zucchero di canna, estratto di vaniglia,  latte condensato, acqua. Si mescola prima con un cucchiaio poi, nella versione turistica, l'impasto si lavora a mano. La cosa curiosa e' che di colpo comincia a separarsi l'olio. Il famoso burro di cacao, venduto qui separatamente e a caro prezzo. L'impasto alla fine viene steso su un tagliere e diviso in quadretti. 
Et voila', ecco la cioccolata. 

Non c'è cioccolata senza zanzare

Cacao, mosquitos, banani. Un ottimo lavoro di squadra per creare la cioccolata. Sono stata in una piantagione di cacao e quindi adesso sono un  pozzo di scienza. Eccola qua. 
Originario del Brasile, molto presto il cacao si trasferisce in Mexico, dove trova in maya e aztechi dei grandi estimatori. Il cioccolato veniva considerato cibo degli dei e agli dei era  offerto. Se ne mangiava nella convinzione che facesse diventare giovani (non grassi???).  In alternativa usato come moneta e preziosa merce di scambio. In tempi più recenti,  un seme di cacao veniva dato  ai cavalli da corsa prima  di una gara. Vietatissimo. Doping ante litteram... !!!
Usi e  costumi a parte,  il frutto del cacao deve la vita ai mosquitos che impollinano il fiore. Lavorano a schiere fitte (anche sulle persone...), ma paiono sindacalizzati: solo quattro ore al giorno, sempre le stesse,  due la mattina, due il pomeriggio. Per dieci giorni di vita totale. Il fiore del cacao invece appassisce dopo 48 ore. Incastro di effimeri che però ha una sua evidente solidità, viste le fortune millenarie del cacao.
L'albero e' selvatico, non si alleva ma si riproduce spontaneamente,  vive tra i 40 e i 50 anni. A 8 anni, il pieno della maturità. Uno bravo sfoggia anche centomila fiori e un centinaio di frutti, soprattutto a maggio e dicembre, ma il raccolto va avanti tutto l'anno. 
La prima piantagione in Costarica e' intorno al 1500, aveva solo cento alberi, ma in breve tutta la costa atlantica ne fu ricoperta. Fino a 40 anni fa quando il temibile fungo monilia attaccò e distrusse gran parte delle piantagioni. Dopo furono i più robusti banani. 
Anche chi  è rimasto fedele al cacao lo mischia adesso con i banani, che offrono quel 50 per cento di ombra giornaliera necessaria  al cacao, il quale ricambia con abbondanti foglie caduche  ottime per nutrire le radici dei banani. Questi poi  diventano barriera contro il fungo sterminatore che si fa polvere e viaggia nel vento. 
Ecco l'equilibrio della biodiversità per eccellenza si inorgogliscono qui sfoggiando Tshirt con la scritta 'salviamo la terra - l'unico pianeta con il cioccolato'.
L'80 per cento del cacao di Costarica ha il  certificato di organico biologico, il restante 20 per cento e' sempre DOC ma non può permettersi il bollino di qualità perché costa un sacco di soldi, pare.

 Durante la visita alla piantagione, (siamo solo due, niente orde),  il proprietario ci mostra tutta una serie di altre piante, ne racconta le proprietà e le caratteristiche. Ricorda le sue giornate da ragazzino, i suoi figli appaiono e scompaiono a cavallo delle bici. La moglie prepara la cioccolata per noi. Generazioni di una volta...  Concessione alla modernità: tre volontari occidentali che aiutano nella piantagione e talvolta fanno da guida ai turisti. 


Ps. Questo pezzo l'ho perso e riscritto due volte, quindi forse suona un po' sbrigativo. 


martedì 19 novembre 2013

Bradipi

I bradipi (sloth) sono troppo carini. Se ne stanno in alto sugli alberi o per terra e sorridono mentre dormono. Quei pochi minuti che sono svegli hanno una faccetta sempre sorridente e assonnata. Sorridono e dormono. Sorridono o dormono. Ma che c'è di meglio? :) 

lunedì 18 novembre 2013

Deviazioni di Natale


Puntuale, con l'inizio della stagione secca, in Costarica comincia  il tempo delle decorazioni di natale. Negozi, vetrine e supermercati ne sono pieni già  da qualche settimana. Qui saltano a piè pari halloween eccetto che nelle località 'alla moda'  e thanksgiving non sanno nemmeno cos'e'.  Quindi l'ardore  religioso-consumistico si convoglia su natale fin da metà ottobre. Vedere alberi finti e festoni occhieggiare tra canottiere e teli da mare fa un certo effetto. Ci sono anche le decorazioni balneari o tipiche come tucani e rane con cappelli da babbo natale o angioletti in bikini, ma insomma sono cose tristi e culturalmente anche un po' discutibili sulle quali voglio sorvolare .
Da qualche giorno poi anche le case e i giardini sfoggiano l'arredamento natalizio. Finestre fasciate  d'oro e argento, palle colorate sugli ibiscus e orchidee intrecciate a campanelline mi fanno sobbalzare. Al parco di Barra Honda, un po' per scherzo un po' sul serio, si sono anche sentite le prime canzoni tipo jingle bells. 
Dai bus che mi hanno portato sull'atlantico ho visto anche esposte per gli automobilisti renne e capanne in legno. Non so dire se sia peggio l'innesto brutale degli stereotipi  tipo slitte, neve finta, abeti e quant'altro o la rivisitazione in chiave equatoriale  con tutti protagonisti locali travestiti con sciarpe e berretti da Santa Klaus. Avevo sempre desiderato vedere natale in un posto caldo, ma mi pare che almeno qui ci sia parecchio da rielaborare ancora. O forse anche io non sono pronta allo choc culturale.... 
 Il versante caraibico invece mantiene  più autonomia.  Forse perché qui natale non riesce a battere le culture indigene. In ogni caso di contaminazioni natalizie non se ne vedono tante. Qui il clima e' dolcemente estivo, si va in spiaggia e tanti saluti. 

Il titolo provvisorio di questo post doveva essere decorazioni di natale ma il correttore lo ha trasformato in 'deviazioni di natale'. Accetto il suggerimento. 

Caribbean, il lato pigro

 

L'arrivo non e' stato esattamente caraibico. Notte. Pioggia e grosse pozzanghere sulle strade non asfaltate e non illuminate. L'atmosfera e' antica. Nessun complesso turistico, niente albergoni, niente musica gringa sparata a palla. Piuttosto casettine  basse  dipinte in techicolor, reggae suggerito dai bar e mai imposto, biciclette, un sacco di cani sciolti... E nessuna regola apparente. I grossi suv ci sono, ma sono dei locali (spacciatori?) e parcheggiano a un metro dalle onde, sotto le palme. Scendono grosse casse di birra e parecchie bottiglie di whisky. Pero' nessuno prevarica. Fa da bandiera morale il cartello dentro l'emporio sulla spiaggia gestito da un apparente millenario: 'non si può fumare erba all'interno. All'esterno si'. Grazie'.  Garbatamente  trasgressivo. 
Insomma Puerto Viejo vive e non si lascia corrompere più di tanto. Un posto dove potrei stare. il tempo sembra costantemente meravigliato  di scorrere. Il tramonto sull'acqua. La chiacchiera con la barista sudafricana. Le birre appoggiata a una palma. I colibri sui banani a riva. Non abbiamo fatto nulla di nulla oggi. Solo girellato, chiacchierato, sorriso in giro, valutato iniziative.
Prime Impressioni a caldo.