giovedì 28 novembre 2013

Tempi diversi

Alba a Barra Honda

La transizione si è portata via il bat project sostituito dal bird watching. Però i risultati sono assai esigui, nonostante trucchi e accorgimenti tassativi come vestirsi di verde. Si parte la mattina molto presto, al buio. La cosa ha il suo fascino. Il campo e' immerso nel sonno. A quell'ora dormono tutti: uomini, scimmie, scorpioni, serpenti e formiche. E quindi anche gli uccelli.... 
Si sale in montagna assorti. In verità l'obiettivo e' sopravvivere perché anche il corpo dorme e non ne vorrebbe sapere. Soprattutto senza colazione. Personalmente, in occasioni così, sento le ossa sbucare qua e la'. 
Arrivati in cima, schiarisce e si parte con l'avvistamento. La squadra e' di 4-5 persone. Ogni 250 metri si forma un circolo sul sentiero, ciascuno rivolto verso l'esterno. A guardare  gli alberi, per capirci. Dopo un minuto di acclimatamento, per cinque minuti si esplora intensamente con gli occhi il tratto di verde assegnato in cerca di movimenti che indichino la presenza di uccelli. Inutile dire che abbiamo sempre avvistato farfalle come mai nel butterfly project, scimmie in quantità, libellule. Perfino uno scoiattolo. Ma, se si eccettua un generosissimo tucano multicolor (collared aracari), di uccelli nemmeno l'ombra.  Ho visto più colibrì e altri pennuti nel campo o nel cortile di qualche hotel che nel bird watching...
 I ranger danno la colpa al vento, all'orario, alla stagione.. Ma si sa, il bird watching non è una scienza esatta...  
È un po' una storia senza fine, questa dei progetti 'a prescindere'. Un fare e disfare senza tenere conto dei fattori esterni.
Se c'è luna piena gli stessi ranger sostengono che è inutile cercare di avvistare pipistrelli perché con la luce non escono. Ma il bat project si fa comunque. Con zero risultati. E se piove a catinelle perché partire alle 5 per censire le farfalle? Così troppo vento invita gli uccelli a starsene accucciati. 
Principio applicato anche al riordinare. C'è un laboratorio mai usato che viene sistematicamente svuotato e riarredato nello stesso identico modo.
Ennesima riprova dei diversi valori del tempo..
N.b. Nessuno di questi uccelli e' stato osservato nel bird watching...:) 

lunedì 25 novembre 2013

The shit machine


In realtà e' un biodigestor, ma quando me l'hanno presentato l'ho ribattezzato the shit machine e ormai e' entrato nell'uso comune. Scherzi a parte, il progetto e' interessante. Ed e' il primo di questo tipo in un parco nazionale in Costarica. E qui si sentono davvero pionieri. L'obiettivo più ambizioso e' conquistare la bandiera blu che testimonia l'eccellenza ambientale. Quello minimo e' ottenere acqua pulita dai rifiuti organici del campo. Il verdetto tra un anno, quando il governo verrà a 'fare gli esami'. Il progetto costa circa 6mila dollari e a Barra Honda ci lavorano dal 2012,  staff e volontari, senza i quali altro che 6mila dollari...
Non entro nel merito. A me lo hanno raccontato così. 
In pratica,  l'acqua usata in cucina e tutto ciò  che esce dai nove bagni, più o meno 2 mila litri al giorno,  vengono convogliati in questa macchina. L'odore e' veramente pesante. Un misto di gas e cacca che stordisce. E nemmeno ci si  abitua visto che arriva in gola a folate, quando meno te lo aspetti. Il processo e' un po' macchinoso,  comincia con un filtro 'a monte' che separa materia organica e acqua. Nel biodigestor, che si presenta come un preservativo gigante,  ci sono batteri che decompongono la materia organica e puliscono l'acqua. C'è quindi una fermentazione e si produce gas. in teoria questo dovrebbe essere usato in cucina ma per ora non c'è abbastanza materia prima, perché per dirla senza perifrasi con Jose' Mario, che e' padre dell'esperimento, 'gli uomini non sono come i maiali o le  mucche e non producono abbastanza cacca'.
  Per cui, per ora ci si  limita a ripulire  l'acqua. In questo momento il contributo dei volontari e' scavare un fossato tutto intorno al biogarden. Adesso so esattamente come si sentono i forzati  che vengono mandati a scavare. Una fatica esagerata, bisogna impugnare fermamente tutta la determinazione possibile.
Il fossato sarà poi foderato di plastica per renderlo impermeabile e riempito con rocce da grandi a piccole e sopra saranno piantate le eliconie. Le loro radici si nutrono della materia organica e la separano  dall'acqua che viene quindi ripulita e sarà usata per irrigare i campi circostanti e il vivaio appositamente impiantato  e nutrire gli animali. 
La strada e ancora lunga, il progetto 
non è affatto completato come dimostrano le continue analisi sulle acque ancora negative. In attesa di tempi migliori l'acqua se ne va per la foresta. 

mercoledì 20 novembre 2013

Angie e le altre



Due settimane con una roommate. Quando l'ho scoperto mi è preso un colpo. Tornata dal weekend, stanca, sporca, affamata vedo una luce (sempre fioca per carità per via del risparmio ecologico di elettricità) nella mia stanza. Turbamento e confusione. Poi la porta si è aperta e è apparsa questa ragazza che mi ha informato che avrebbe vissuto con me due settimane. Il mio sorriso e' stato denso di significati.  Ma d'altronde mica potevo pretendere una stanza da sei solo x me full time... 
Angie ha 25 anni ,  e' di Costarica, e' a Barra Honda per l'università. 
Ha alcune particolarità. Prima tra tutte: fa finta di capire l'inglese e invece non capisce niente e quindi tutte le faticose spiegazioni delle regole della stanza da me prontamente inventate  sono andate a farsi benedire. 
Secondo/ alle sette e mezzo di sera aveva già spento le luci senza consultarmi. io x un po' ho letto con la torcia da minatore in testa. Poi mi sono guardata dall'esterno e  mi sono  chiesta perché mai tutto cio' e ho ripristinato la corrente. Internet no, ma almeno la luce elettrica? :) 
Soavemente le ho spiegato che la luce del bagno deve essere accesa perché altrimenti ci svolazzano i pipistrelli in camera... È svenuta. 
Altra bizzarria, dorme vestita e se appena ti azzardi a muoverti nel tuo letto, non importa che ora sia, lei ti parla. In spanglish. La prima mattina poi alle cinque ha chiamato mamma' per svegliarla  (e dunque svegliare me). Ho messo un warning definitivo. Credevo. La mattina dop, sveglia per partire alle 5.30. angie mette una sveglia ad alto volume  alle 5, poi mi chiama x dirmi che è l'ora  e che lei e' malata e resterà a dormire. Forse sopravviverà. Forse no. Le sue gesta  sono ormai leggendarie nel campo. Anche x colpa mia, ammetto, che alimento la bibliografia. 
È riuscita a raccogliere l'unanimità. La detestano tutti tutti tutti.
Quattro giorni dopo.  L'ho fatta fuori. Prima ha cambiato stanza con un pretesto poi e' tornata a casa, ovunque essa sia. 
Le giovanette successive invece sono uscite illese. Finora tutte o quasi. 
La prima e' stata Freja vattelappesca, cognome doppio norvegese, nemmeno se ci sto un anno riesco a pronunciarlo o scriverlo.  Bionda, in forma e super brava a calcio, e' rimasta solo una settimana, conquistando il plauso generale. Stava a Heredia, e mi ha lasciato in eredità Constance, francese della costa azzurra, con mamma piemontese. La prima conversazione italiana dopo due mesi, nemmeno riuscivo a parlare. Carattere intransigente e privo di diplomazia, detesta le ingiustizie, gli spacconi, i partiti presi e le imposizioni. In poche parole, per una settimana e' stata la mia più valida  alleata... :) abbiamo condiviso anche una certa avversione alla credenza che i serpenti siano i migliori amici dell'uomo ... 
Dopo di lei, Caro, tedesca bifronte, può essere legnosa e chiusa come aprirsi in grandi sorrisi che la trasformano. Perseguitata da una magrezza insistente, combatte la sua battaglia con la cucina di Barra Honda e poco si mischia con la casuale convivialita' locale. 
E poi Geraldine. Avessi avuto più tempo, mi sa che avrebbe fatto la fine di Angie, anche se è meno invasiva. Stara' a Barra Honda sei mesi, non parla inglese e arriva in ritardo. In piu' ha trovato uno scorpione sullo stipite della porta e il meglio che ha sfoderato e' stato venirmi a chiamare. Ovvero, accollarmi il problema... Salvo ravvedimento dell'ultima ora, meno male (per lei) che ho avuto le vacanze e tra poco me ne vado... :) 
Credevo fosse finita qui. E invece ecco arrivare Sophie, prova provata che bisogna stare attenti a ciò  che si desidera perché potrebbe avverarsi... Volevo un adulto? Eccolo. Eccola. Era indefinita intorno -ai 60, prosopopea a mille, piglio autoritario. Non la sopporto. Interferisce in ogni conversazione e non ha rispetto. 
Adieu Barra Honda, no regrets...!!! 

Amici pluviali 16

Baby formichiere in cattività Questi invece sono liberi ma anche un po' mimetizzati 

Scorta di luce per occhi e umore

 

Questa e' la foresta dei pirati, affacciata sul mare e sdraiata su una distesa di noci di cocco, a due passi da Panama. Manzanillo e' una riserva, forse la più  selvaggia che ho visitato,  a malapena sono tracciati i sentieri e si capisce che da parecchio non sono stati ritoccati. Per arrivarci da Puerto Viejo ci sono 12 km. Una passeggiata in  bicicletta disturbati da ben poche macchine. Totalmente assenti venditori ambulanti,  chioschetti di souvenir, amenità varie. All'ingresso del parco, che non ha cancelli e nemmeno una segnalazione, un paio di soda semplicissime ( ma ottime. Almeno quella che ho provato io). 
Si entra passando un fiumicello di acqua rossa, colore dovuto (mi auguro) a un qualche tipo di alga. Fatto  sta che la foce e anche il pezzetto di oceano intorno sono rosso ruggine. Ma l'acqua e' trasparentissima. E dopo il guado non ho registrato sintomi allarmanti. 
Si cammina fino al belvedere nel silenzio. Qualche uccello, due strilli di scimmia sono il massimo. I granchi giganti che si 
nascondono  nella sabbia non fanno rumore. Ogni tanto, volendo, ci si affaccia sulla spiaggia, quasi tutta formata da conchigliette di varie specie, e si fa un bagno tra onde da surfisti, che se non fai attenzione ti prendono e ti sbattono ben bene. 
Qui in verità c'è poco da raccontare oltre. 
Molto invece da riempirsi gli occhi e fare scorta per l'inverno e per i momenti neri. 

Cioccolato, dal produttore al consumatore


Il processo e' un po' lunghetto ma poiché e' noto come  va a finire si può anche saltare. Raccolto il frutto che può essere giallo rosso verde o variegato a seconda dei capricci delle zanzarine impollinatrici, si sbuccia.
 Mi chiedo chi sia stato il genio che da questi grossi semi aspri e dal sapore vagamente di agrume abbia immaginato la polvere marrone e i suoi eccellenti derivati. I semi vanno seccati per due settimane. I primi due giorni bisogna muoverli ogni ora perché fermentano. Poi vengono arrostiti e ridotti in polvere. Finalmente il colore e' giusto!
Un tempo si usavano delle macchine, ancora conservate alla piantagione, ma dopoil passaggio della monilia devastatrice, si è tornati al lavoro manuale. 
Ottenuta la polvere, si passa 'in cucina' . 
 il cacao si scalda appena e ci si  aggiunge, nell'ordine, zucchero di canna, estratto di vaniglia,  latte condensato, acqua. Si mescola prima con un cucchiaio poi, nella versione turistica, l'impasto si lavora a mano. La cosa curiosa e' che di colpo comincia a separarsi l'olio. Il famoso burro di cacao, venduto qui separatamente e a caro prezzo. L'impasto alla fine viene steso su un tagliere e diviso in quadretti. 
Et voila', ecco la cioccolata. 

Non c'è cioccolata senza zanzare

Cacao, mosquitos, banani. Un ottimo lavoro di squadra per creare la cioccolata. Sono stata in una piantagione di cacao e quindi adesso sono un  pozzo di scienza. Eccola qua. 
Originario del Brasile, molto presto il cacao si trasferisce in Mexico, dove trova in maya e aztechi dei grandi estimatori. Il cioccolato veniva considerato cibo degli dei e agli dei era  offerto. Se ne mangiava nella convinzione che facesse diventare giovani (non grassi???).  In alternativa usato come moneta e preziosa merce di scambio. In tempi più recenti,  un seme di cacao veniva dato  ai cavalli da corsa prima  di una gara. Vietatissimo. Doping ante litteram... !!!
Usi e  costumi a parte,  il frutto del cacao deve la vita ai mosquitos che impollinano il fiore. Lavorano a schiere fitte (anche sulle persone...), ma paiono sindacalizzati: solo quattro ore al giorno, sempre le stesse,  due la mattina, due il pomeriggio. Per dieci giorni di vita totale. Il fiore del cacao invece appassisce dopo 48 ore. Incastro di effimeri che però ha una sua evidente solidità, viste le fortune millenarie del cacao.
L'albero e' selvatico, non si alleva ma si riproduce spontaneamente,  vive tra i 40 e i 50 anni. A 8 anni, il pieno della maturità. Uno bravo sfoggia anche centomila fiori e un centinaio di frutti, soprattutto a maggio e dicembre, ma il raccolto va avanti tutto l'anno. 
La prima piantagione in Costarica e' intorno al 1500, aveva solo cento alberi, ma in breve tutta la costa atlantica ne fu ricoperta. Fino a 40 anni fa quando il temibile fungo monilia attaccò e distrusse gran parte delle piantagioni. Dopo furono i più robusti banani. 
Anche chi  è rimasto fedele al cacao lo mischia adesso con i banani, che offrono quel 50 per cento di ombra giornaliera necessaria  al cacao, il quale ricambia con abbondanti foglie caduche  ottime per nutrire le radici dei banani. Questi poi  diventano barriera contro il fungo sterminatore che si fa polvere e viaggia nel vento. 
Ecco l'equilibrio della biodiversità per eccellenza si inorgogliscono qui sfoggiando Tshirt con la scritta 'salviamo la terra - l'unico pianeta con il cioccolato'.
L'80 per cento del cacao di Costarica ha il  certificato di organico biologico, il restante 20 per cento e' sempre DOC ma non può permettersi il bollino di qualità perché costa un sacco di soldi, pare.

 Durante la visita alla piantagione, (siamo solo due, niente orde),  il proprietario ci mostra tutta una serie di altre piante, ne racconta le proprietà e le caratteristiche. Ricorda le sue giornate da ragazzino, i suoi figli appaiono e scompaiono a cavallo delle bici. La moglie prepara la cioccolata per noi. Generazioni di una volta...  Concessione alla modernità: tre volontari occidentali che aiutano nella piantagione e talvolta fanno da guida ai turisti. 


Ps. Questo pezzo l'ho perso e riscritto due volte, quindi forse suona un po' sbrigativo. 


martedì 19 novembre 2013

Bradipi

I bradipi (sloth) sono troppo carini. Se ne stanno in alto sugli alberi o per terra e sorridono mentre dormono. Quei pochi minuti che sono svegli hanno una faccetta sempre sorridente e assonnata. Sorridono e dormono. Sorridono o dormono. Ma che c'è di meglio? :) 

lunedì 18 novembre 2013

Deviazioni di Natale


Puntuale, con l'inizio della stagione secca, in Costarica comincia  il tempo delle decorazioni di natale. Negozi, vetrine e supermercati ne sono pieni già  da qualche settimana. Qui saltano a piè pari halloween eccetto che nelle località 'alla moda'  e thanksgiving non sanno nemmeno cos'e'.  Quindi l'ardore  religioso-consumistico si convoglia su natale fin da metà ottobre. Vedere alberi finti e festoni occhieggiare tra canottiere e teli da mare fa un certo effetto. Ci sono anche le decorazioni balneari o tipiche come tucani e rane con cappelli da babbo natale o angioletti in bikini, ma insomma sono cose tristi e culturalmente anche un po' discutibili sulle quali voglio sorvolare .
Da qualche giorno poi anche le case e i giardini sfoggiano l'arredamento natalizio. Finestre fasciate  d'oro e argento, palle colorate sugli ibiscus e orchidee intrecciate a campanelline mi fanno sobbalzare. Al parco di Barra Honda, un po' per scherzo un po' sul serio, si sono anche sentite le prime canzoni tipo jingle bells. 
Dai bus che mi hanno portato sull'atlantico ho visto anche esposte per gli automobilisti renne e capanne in legno. Non so dire se sia peggio l'innesto brutale degli stereotipi  tipo slitte, neve finta, abeti e quant'altro o la rivisitazione in chiave equatoriale  con tutti protagonisti locali travestiti con sciarpe e berretti da Santa Klaus. Avevo sempre desiderato vedere natale in un posto caldo, ma mi pare che almeno qui ci sia parecchio da rielaborare ancora. O forse anche io non sono pronta allo choc culturale.... 
 Il versante caraibico invece mantiene  più autonomia.  Forse perché qui natale non riesce a battere le culture indigene. In ogni caso di contaminazioni natalizie non se ne vedono tante. Qui il clima e' dolcemente estivo, si va in spiaggia e tanti saluti. 

Il titolo provvisorio di questo post doveva essere decorazioni di natale ma il correttore lo ha trasformato in 'deviazioni di natale'. Accetto il suggerimento. 

Caribbean, il lato pigro

 

L'arrivo non e' stato esattamente caraibico. Notte. Pioggia e grosse pozzanghere sulle strade non asfaltate e non illuminate. L'atmosfera e' antica. Nessun complesso turistico, niente albergoni, niente musica gringa sparata a palla. Piuttosto casettine  basse  dipinte in techicolor, reggae suggerito dai bar e mai imposto, biciclette, un sacco di cani sciolti... E nessuna regola apparente. I grossi suv ci sono, ma sono dei locali (spacciatori?) e parcheggiano a un metro dalle onde, sotto le palme. Scendono grosse casse di birra e parecchie bottiglie di whisky. Pero' nessuno prevarica. Fa da bandiera morale il cartello dentro l'emporio sulla spiaggia gestito da un apparente millenario: 'non si può fumare erba all'interno. All'esterno si'. Grazie'.  Garbatamente  trasgressivo. 
Insomma Puerto Viejo vive e non si lascia corrompere più di tanto. Un posto dove potrei stare. il tempo sembra costantemente meravigliato  di scorrere. Il tramonto sull'acqua. La chiacchiera con la barista sudafricana. Le birre appoggiata a una palma. I colibri sui banani a riva. Non abbiamo fatto nulla di nulla oggi. Solo girellato, chiacchierato, sorriso in giro, valutato iniziative.
Prime Impressioni a caldo.

mercoledì 13 novembre 2013

Amici pluviali 15

Dopo tanti mostri, un po' di eleganza 
N.B. L'unghia nera non è mia, per carità. 

Transizione

'Ma guarda che bel  tempo! Sembra già dicembre!'. Quando ho sentito questa osservazione, ho strabuzzato gli occhi. Decisamente tra le attrattive di dicembre non c'è quella meteorologica, almeno secondo me. Qui invece dicembre e' il mese in cui la stagione secca entra nel vivo, ma senza i picchi estremi che disidratano. Novembre rappresenta la transizione. Già adesso il cambiamento e' percettibile. A parte il fatto che le giornate sono più corte, l'elemento più evidente e' la comparsa del vento. Non me ne ero mai accorta, ma in questi mesi non si è mossa foglia. Aria ferma, tiepida e umida. Un paio di mattine fa, invece, ecco la brezza. Ma che felicità sentirla sulla pelle. E il rumore del vento negli alberi. Il cielo ha cambiato colore, vira d'azzurro. La notte e' punteggiata da migliaia di lucciole. Le  nuvole sono meno imponenti. Piove sempre, certo, ma molto meno. I miei ruscelletti di riferimento, da tre si sono ridotti  a uno, pure un po' anoressico. Anche le cascate hanno perso parecchia della loro magnificenza. 
 I nativi  assicurano che dopo questa breve stagione, di animali se ne vedono pochini in giro Quindi  l'attivismo non proprio gradito di serpenti  e similari, sarebbe solo un colpo di coda. 
 Intanto mi godo il momento. La 'solita' sfacchinata del mercoledì, che prevede  16 km nella giungla a passo di carica, ieri e' stata faticosissima (anche) per via della temperatura che sale. Bisogna fare molta attenzione a bere anche se non se ne ha voglia o c'è il serio rischio di disidratarsi.
 La foresta però è spettacolare e magica. E vale ogni sforzo. Siamo stati in cima alla montagna, creata 70 milioni di anni fa da un terremoto. Era mare ed e' diventata montagna. Se il corpo e' esausto, gli occhi non si stancano mai. 
Qui c'è una pianta che chiamano sempreverde. Non e' chiaro il perche', visto che e' una delle poche che durante la stagione delle piogge perde tutte le foglie. Adesso è piena di gemme verdissime. Pare che nel cuore della stagione secca tutta la pianura sia completamente gialla e polverosa eccetto per questa pianta che spicca per le foglie anticonformiste. 
Non vedrò questo spettacolo e me ne dispiace assai. Però sono davvero contenta di aver scelto la stagione  delle piogge per passare il mio tempo in Costarica. E di aver vissuto la transizione.

martedì 12 novembre 2013

Il risvolto culturale del serpente a sonagli



Ecco: sono due serpenti a sonagli (rattle snakes) che ho incontrato nella foresta. Le foto sono un po' sfuocate perché un po' di paura ce l'ho avuta ad avvicinarmi.  Ammetto di essere un po' monotona con tutti questi animali pericolosi, ma evidentemente con la fine della stagione delle piogge stanno sbucando tutti fuori. 
L'avvistamento ha provocato in me per la prima volta un disagio consistente ma  negli   amici ingegneri forestali grida giubilo e somma esaltazione perché pare che di questi striscianti  abitanti dei boschi non se ne siano visti più molti negli ultimi tempi. 
Il gioco del macho locale e' prenderli in mano. E ovviamente farsi fotografare. Una specie di roulette russa in versione equatoriale. Ridono smodatamente e puoi vedere quasi la loro adrenalina scorrere a fiumi. Lo stesso quando nella notte l'ennesimo scorpione e' venuto a molestarci. Il rituale e' non ucciderlo ma conviverci il più possibile. 
Racconta Eduardo di aver tenuto in camera sua uno scorpione per mesi finché non è stato morso. 'Allora l'ho buttato fuori di casa, ha violato le regole'. Manco fosse un fidanzato cafone. 
Per carità, un fatto culturale. C'è chi va a correre con una stupida moto e si sfracassa  e chi maneggia serpenti e scorpioni anche mortali. O corteggia vampiri. 
Nel caso in questione però c'è un risvolto antagonistico. Non accettare di partecipare al gioco e magari mostrare un po' di diffidenza comporta  una specie di gogna sociale ed è un fioccare di 'tanto di qualcosa si deve morire', 'se ti punge questa vespa muori soffocato' , 'con questo serpente o perdi l'arto o in un'ora sei in paradiso'. Il meglio e' quando uno viene punto/morso davvero: l'indifferenza totale e' il meglio che possa capitare. Un sorrisetto e via.  Altrimenti e' tutto un rincarare di epiloghi a tinte fosche. Insomma la 'dura legge della giungla' e' diventata qui un tiro (emotivo) al piccione occidentale. 

domenica 10 novembre 2013

Scorpioni

Questo e' lo scorpione che ho trovato nel portico della mia stanza. In realtà e' una scorpionessa ed è morta. Guardando bene si notano i suoi deliziosi figliolini che la stanno divorando. La cosa più orribile del mondo, no? 

venerdì 8 novembre 2013

giovedì 7 novembre 2013

Vita senza stelle

Questo post e' dedicato ai miei amici che nei week end mi immaginano in  resort a cinque stelle. Ahimè no. Questa e' una vita senza stelle. Al massimo un paio, se proprio decidi di scialare. Oltre a tutte quelle del cielo, of course. 
Viaggiare 'ai minimi termini' presenta alcuni aspetti peculiari. E richiede una buona dose di senso dell'umorismo. 
A cominciare dai rapporti con gli autobus. Spaccano il
minuto alla partenza, ma poi si disperdono in mille fermate ad personam, cosicché l'unica risposta che senti alla richiesta di quando passerà il prossimo bus e'  'ahorita' e cioè 'tra un po'. Vaghissimo. Abbiamo aspettato oltre un'ora un bus che dovrebbe passare ogni mezz'ora ... 
Negli alberghi, la cosa che mi disturba di più sono le  lenzuola e gli asciugamani colorati. Con disegni e fantasie sgargianti, danno la sensazione che la pulizia non sia al primo posto nel pensiero degli albergatori. Ci sarà anche una differenza tra pulizia reale e pulizia percepita, però sta di fatto che io mi avvolgo sempre nel mio bozzolo di seta bianca e faccio in modo che resti sempre bianca. Anche con questa lavatrice. 
Tra gli inconvenienti inevitabili, finestre che non si aprono e porte del bagno (quando il bagno e' in camera, beninteso) che non chiudono. E non c'è verso. Più si tenta e piu sembrano fragorosi i  cigolii che svegliano chiunque. Della doccia sempre fredda ho già parlato, non mi dilungo. Ma che dire delle sfumature di nero/grigio/bluastro del piatto e delle pareti? A vederle si raggrinzano le dita dei piedi. Ho già consumato varie flipflop per non contaminarmi. 
Sempre istruttivo, poi, avere la finestra allo stesso livello del cortile dei bagni comuni. Il via vai e' assicurato a tutte le ore del giorno e della notte. 
Caratteristica di  Barra Honda, invece, il timore costante di trovare insetti, scorpioni, vespe e simili nella stanza, nei vestiti e nelle scarpe. Uno non se ne rende conto finché non esce dal parco e apprezza  il sollievo istintivo
del non dover costantemente stare in guardia da animali di ogni genere. 
Restano un mistero irrisolto,  le zaffate di cucinato che arrivano nella notte. Che poi, la colazione e' generalmente fredda o molto in ritardo. 
Denominatore comune di tutti questi posti,  infine,  le persone che parlano ad alta voce proprio accanto alla tua porta/finestra . È escluso passare una notte nel silenzio. Amici, estranei, personale: tutti si radunano per chissa quale convenzione davanti alle stanze per ridere e chiacchierare.Sempre   dopo mezzanotte. Ma riappisolarsi sul far dell'alba non giova. Alle sette ecco propagarsi nel cortile la passione per la musica degli infaticabili ticos . Magari loro non saranno sempre gli stessi, ma io si!!! 


martedì 5 novembre 2013

Elogio del vampiro

Un cucchiaino di sangue a notte e stanno a posto. Tre vampiri insieme consumano un litro di sangue in un mese. E solo  in Barra Honda ce ne sono migliaia. Insomma, siamo tutti a rischio di morire dissanguati!!! Altro che Dracula. Ieri sera durante il progetto di studio dei pipistrelli abbiamo catturato un vampiro. Una buona occasione per parlarne un po'. Be' la letteratura che li accompagna non è affatto fantasia. 
I miei amici studiosi ambientali di Project abroad affettano per le bestioline un entusiasmo degno di ben altre cause. ''Sono  animali molto sociali. Tra loro si vogliono tanto bene, si aiutano. Se uno ha problemi ad procacciarsi il cibo, gli altri ingurgitano più sangue e glielo portano', dice Eduardo,  l'esperto in procinto per partire per un congresso internazionale di 'pipistrellologi' a Quito. Oscar invece li adora perché sono cibo per moltissimi altri animali. E questo direi che è più comprensibile. 
Comunque, tanto carini, tanto simpatici, ma quando ne abbiamo catturato unole strida  non si potevano sentire e  gli scienziati adoranti hanno indossato guanti con protezione doppia e hanno intimato a tutti gli altri di stare lontano e essere cauti. 'Attenti, sono molto aggressivi! I denti affilatissimi tagliano la carne in un secondo'.  Ciascuno di loro ha una cicatrice da mostrare. Be', altrimenti che vampiri sarebbero...
 Tra le particolarità, sono l'unica specie (sono tre per la precisione)  di pipistrelli che si nutre solo di sangue e disdegna insetti e frutta. Inoltre  solo i vampiri sono capaci di 'camminare'. Hanno zampe-ali fatte apposta. Così di notte si avvicinano agli animali (soprattutto mucche) o uomini che dormono, planando al suolo a una certa distanza, poi camminano quatti quatti e colpiscono. Unghie, denti, uno, due: la dose di sangue quotidiano e' assicurata. Poi dice la cattiva  nomea... 
Il processo di identificazione e' stato molto più lungo e circospetto che per le altre specie. Ma vuoi mettere la soddisfazione di dipingere di rosso le unghie di un vampiro? 

 N.b. Nella prima foto si vede (abbastanza) bene il canino assassino 

domenica 3 novembre 2013

Amici pluviali 14

Playa del Coco

Week end (ancora) avventuroso Prosegue la faida con l'orrido driver del van e ciò provoca imprevedibili sortite nel mondo dei ticos. Escluso l'uso del suo barcollante automezzo, per muoversi da Barra Honda non resta che il bus. Che ha orari di una precisione teutonica, ma in momenti totalmente inutili. Il sabato ce ne è uno alle sette del mattino e il seguente e' lunedì sempre alle sette. Ciò e' però per adepti. Visto che nella settimana c'è anche un bus alle 12, mi avvio per prendere quello, dopo consultazioni con i ranger del parco per scegliere la destinazione. Bene, qualcuno mi ha detto forse  che il bus delle 12 il sabato non c'è? Vengo a saperlo seduta sotto la pensilina da una vecchietta venuta a prendere sua madre ... Meno male che all'ultimo con me ha  deciso di venire il ragazzone tedesco. Andre, 19 anni, 2.05 m per 110 kili fa la sua figura e soprattutto, nonostante pla giovane età, ispira una certa sicurezza. Così, al grido di 'questa e' una avventura!' , non ci siamo fatti scoraggiare nemmeno dall'incombente  fine della rain season  (leggi: caldo pazzesco) e a piedi siamo andati in cerca di un mezzo alternativo. Con l'ormai  collaudato- per me- metodo di chiedere di casa in casa. Finche'  non abbiamo trovato un signore che fa questo servizio e ci ha accompagnato a Nicoya. Per un pelo siamo sfuggiti all'orrido driver che pattugliava la strada minaccioso come Crudelia de Mon.  Ci siamo nascosti come spie nel giardino del nostro autista-nuovo amico Heriberto, dove il suo sguardo da mafioso ci ha raggiunto ma non incenerito. Attendiamo ritorsioni. 
Come sia, tra taxi e bus raggiungiamo playa del Coco, localita', scopro, di villeggiatura locale. Qui cominciano una serie di esilaranti siparietti  con i locali, attoniti nel vedere una coppia così assurda come noi. Prima cosa che pensano e' che siamo madre e figlio. Ma poi si trovano davanti al fatto che quando mi chiedono di lui, io gli giro la domanda in inglese. La confusione aumenta con  la nazionalità. Io italiana, lui tedesco. Strabuzzano gli occhi.  Non parliamo poi dei conti separati al ristorante ... Mi sono troppo divertita! 
Surreale anche la serata. Dopo cena ci sediamo in uno di questi baretti all'aperto, per la verità guarnito da buttafuori con le braccia grandi come alberi della foresta millenaria,  e ci si parano davanti cameriere e camerieri vestiti da antichi egizi. Ori e raso bianco e nero, per intenderci. Intorno a noi, una cicciona con parrucca boccolona bionda insieme alla sua famiglia, compresi bambini  addormentati in pericoloso equilibrio.  Una drag queen. Due attempate decisamente in cerca di una proficua sistemazione notturna. Una coppia di poliziotti con bretelle e cinture fosforescenti. Paracadutati nel bar di Guerre stellari. Finché enormi ragni pelosi attaccati qui e li non ci hanno fatto realizzare che eravamo capitati in un party di halloween tardivo... 
P.s. Shopping e bistecche  a parte, Playa del Coco non è un granché. C'è una piccola colonia di italiani con gelaterie, pizzerie e negozi di abbigliamento. Ho ascoltato i loro discorsi. Hanno esportato senza tanti complimenti l'italico 'facciamo a pezzi gli assenti' e 'lamentiamoci'. Brrr.