lunedì 14 luglio 2014

Il percorso di Ramesh




Ramesh ha ventisei anni, è nato in un villaggio all'interno dello Sri Lanka, ma vive da anni a Colombo con la sua famiglia, padre, madre e due sorelle. È il driver del nostro tour. Driver, figlio di driver. Magro, scuro (ovviamente) di carnagione, veste sempre impeccabile e dalla sua sacca, che è metà delle nostre, che pure sono piccolette, tira sempre fuori completini assennati, camicie senza una grinza, tinta unita o a righine, pantaloni grigi o blu. Anche sulle scarpe obietto poco. E questo è esame difficile da passare con me,  perfino per moltissimi italiani. 
Direi che Ramesh è un cingalese con alcune aspirazioni occidentali. A cominciare dalla pettinatura. Da davanti sembra tutto normale, ma dietro i capelli imbrillantinati si imbizzarriscono in una cresta verticale. 
Per spiegare: nella parte posteriore sono quasi rasati ai lati e mentre al centro sono più lunghi, come un poggia testa. 
In macchina Ramesh sente musica rock (bassissimo volume, per carità) e anche la suoneria del suo telefono ha una canzone occidentale. Ma poi non resiste alla tentazione di portarci in tutti i posti dove i suoi amici possono 'rapinarci' a loro piacere. Alcuni offrono anche belle esperienze, ma altri sono sono veri e propri gabellieri di strada. 
All'inizio, avendo visto solo due donne, ha pensato che avrebbe potuto facilmente esercitare il ruolo di maschio guida. Incautamente ha cominciato a servirci trappole per gonzi: improbabili hotel dei suoi sodali, dove l'aria condizionata a palla è status simbol, i viaggiatori sono relegati in secondo ordine e gli autisti occupano la piscina, rendendo impossibile frequentarla per via di occhiate e scherzi pesanti. Non accenno nemmeno agli standard di pulizia degni del miglior Barra Honda.
Fatta democraticamente (:) ) l'esperienza, decidiamo (Flaminia) che non è cosa. Gli alberghi li scegliamo noi. Low cost o di lusso, ma a gusto nostro. 
Ramesh recalcitra e, alla tappa successiva, prova a dire che nell'hotel  individuato da noi non c'è  posto. “Andiamo lo stesso a vedere”, dico io. E infatti la stanza c'era, eccome. Da allora fa buon viso a cattivo gioco, ma prova ad ammollarci un paio di fregature su altre linee. La madre di tutte è stata la visita allo spice garden, dove aveva specificato che era free e invece ad ogni movimento o foglia mostrata volevano una mancia o vendere a posteriori qualcosa che avevano promesso essere gratis. Diciamo che dopo quella esperienza, le cose sono state messe in chiaro fermamente. 

    
Si è dedicato quindi a farci foto. Farà collezione di turisti? Ci chiediamo noi. Immortala sia me che Flaminia, indifferentemente. E, dopo averci chiesto l'amicizia su fb, ci posta e commenta a tutto spiano. Anzi, a dirla tutta ha messo come immagine di copertina una foto sua con noi durante il safari. Ora, da una parte ci viene da ridere, dall'altra non capiamo bene perché. Inoltre, mette like a tutte le cose che pubblico. Che sono in italiano e quindi lo farà 'sulla fiducia'. O con i favori di google traduttore, che, come si sa, talvolta si lascia trascinare dalla fantasia... Mistero buffo. E poi, manda messaggi a Flaminia su whatsapp a raffica. E' stato Il primo a farle gli auguri il giorno del suo compleanno. Salvo poi non leggere i messaggi 'di servizio' e non presentarsi puntuale agli appuntamenti...
Lasciando lo Yala park, abbiamo bucato. Un chiodo di 10 centimetri è entrato nella gomma. Devo dire che la ruota l'ha cambiata rapidamente. 

    

   

La sua auto la tiene in perfetto ordine. Ogni giorno, finita la tappa, la lava e la lucida con cura. Un gioiellino. L'aria condizionata fissa a 19 gradi ci obbliga a tenute invernali. Non serve dirglielo, scuote la testa, alza la temperatura e in men che non si dica la riabbassa. L'unico antidoto è aprire il finestrino, permettendo ai salubri 33 gradi con percentuale di umidità al 90, di molestarci in altro modo. 

   
L'ultimo capitolo riguarda il chilometraggio. Anche in questo caso, lenta impercettibile erosione. Insomma, ci troviamo a 60 chilometri da Colombo con il forfait finito. Va bene, abbiamo macinato assai in queste due settimane. Ma pretendere che per il giro della città ci vogliano più o meno 45 chilometri? 
Quando ci siamo salutati, però, è stato molto carino. Gli dispiaceva lasciarci e ci ha abbracciato con affetto. Ha un quaderno, dove i suoi clienti gli scrivono pensierini e 'recensioni' a fine viaggio. Ne avevamo tutte uno simile alle elementari dove le amiche lasciavano ricordi e disegni. Il mio ce l'ho ancora in campagna. 
Anche noi abbiamo detto la nostra. E mi chiedo. Raccomanderei Ramesh? Alla fine, con le avvertenze del caso, sì. 
 

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