venerdì 17 ottobre 2014

Il delta del Mekong, il fiume come stile di vita





Anche questo è un post di un viaggio 'antico', ricordi e appunti si mescolano. (Credo che sarà una 'quadrilogia'). Sono stata in Vietnam in aprile 2012, un viaggio da sud a nord, senza la protezione di un tour organizzato. Una parte consistente del fascino del Vietnam, oltre alle medaglie che continuamente si appunta per essere l'unico paese che ha sconfitto gli americani, viene dal Mekong, fiume madre e padre e datore di lavoro e figliolo e un po' dio di ogni abitante. Fiume giallo di colorito, molto affaccendato e assai consapevole di sè. Si fa gli affari suoi e se ne va per la sua strada, ma non rifiuta passaggi a nessuno. 


Con un carattere così, e una corporatura assai imponente, ovvio diventare il fulcro del circondario. Per decine di kilometri, ma direi per tutta la regione, non si fa nulla che il Mekong non voglia. E nulla si muove senza di lui. Qui si vive 'sul' fiume, proprio dentro, non sulle rive. Qui il fiume non separa o al massimo trasporta, qui racchiude il mondo. 
Faccio un paragone scandaloso: a Toronto, visto il clima, si sono scavati una città alternativa sotto terra e si può vivere in gennaio con -30 senza mai indossare il cappotto. Sul Mekong si potrebbe passare l'intera vita senza mai toccare terra. 



Si sale su una barca e ci si immerge (ma verbo fu più appropriato) in una vita parallela. Sul Mekong, tra barche e barche, si svolge il mercato. I contadini portano le loro mercanzie e le donne, su barchini, vanno a fare la spesa. Intere famiglie sono sistemate in case sull'acqua, le floating houses. Alcune si spostano, altre stanziali e attraccate. Sul fiume viaggiano i ristoranti, si lega la propria imbarcazione e si sale a mangiare. Oppure si passa accanto all'uomo che sbuccia e vende ananas, quello che offre zuppa, c'è un negozio galleggiante solo per i dolci. Sul fiume, vanno e vengono perfino barchini che vendono esclusivamente i biglietti per la lotteria. Volendo, ci sono i taxi d'acqua, dinamici e 'moderni', a motore o traditionalist a remi. Come per le auto, a ciascuno il suo natante, per reddito o inclinazione. Anche i bambini, ben prima dell'età della patente, guidano un qualche trabiccolo di piccole dimensioni, canoe per lo più. Come andrebbero a scuola, sennò? Il traffico, ovvio, è assai caotico. Con allegria i vietnamiti di fiume si schivano l'un l'altro, si incontrano, chiacchierano e scambiano notizie. Fanno affari.Una normale vita di paese. Solo che si svolge esclusivamente sull'acqua. 


Impressionante visitare gli allevamenti di pesce. Sono enormi vasconi di rete immersi nel fiume, su qualcosa che sembra terra ferma e invece è pure galleggiante. Le 'piscine' sono coperte. I proprietari le scoprono per i visitatori e il ribollire dei pesci è stupefacente. Anche un po' spaventevole, per la verità. La concentrazione di animali è inconcepibile. Non esiste spazio. Solo pesci divincolanti e giustamente furibondi. Affamati oltre l'inverosimile. Ma l'impressione è che sia fame perpetua non mancanza di cibo. Un pozzo di vita primordiale con bisogni primitivi. Spazio-cibo. Tutto qui. Purtroppo non ho le foto perché la mia macchina fotografica a un certo punto è annegata. 

   Alla fine una l'ho trovata 

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