lunedì 24 novembre 2014

La ceretta alle idee


Ecco, spero che queste riflessioni non suonino troppo come “quando andavo a cercare l'oro nel Klondike ...”. Ovvero inutili nostalgie di tempi andati. Ma, quando andavamo in piazza noi, Berlusconi metteva i primi mattoni a Milano2 e le donne in politica muovevano passi rari e solitari. Erano poche ai vertici. Nilde Iotti, Tina Anselmi, Maria Eletta Martini. Poche e ottime. Donne rigorose, preparatissime, arrivate in 'quota se stesse' e fiere. La stessa Silvia Costa, con la sua rivoluzionaria campagna per la Dc alla fine degli anni '80, era bella ma anche preparata e grintosa. Nessuno, di loro, poteva dire 'è mia'. Insomma, c'era un preciso background che accomunava queste storie politiche femminili. Testa alta. 
E poi c'eravamo noi, le ragazze che scendevano in piazza per affermare noi stesse, cresciute con l'idea che maschi e femmine fossero uguali, e indignate nello scoprire che non era così. Angeli del ciclostile, dicevano maschi anche di sinistra. Angeli un corno, rispondevano le ragazze, ancora indaffarate però a costruire le fondamenta della parità. 
Facevamo l'amore senza matrimonio, e ci beccavamo le grandi riprovazioni. Prendevamo le prime pillole anticoncezionali, inconsapevoli che quei dosaggi ormonali erano più tarati per mucche che per giovani donne. Nel mondo del lavoro ci affacciavamo stupite dell'arroganza maschile. Le mimose erano una cosa seria, non un mercato a larga scala e tutte sapevamo perché l'8 marzo. Sceglievamo se depilarci, se truccarci, come vestirci, sceglievamo di non scannarci per la mela di Paride. Di certo non usavamo tra noi l'aspetto fisico come metro di giudizio, non scambiavamo l'abito per il monaco e tantomeno lo brandivamo come arma di denigrazione politica, soprattutto verso le altre. Le amiche, quando facevamo politica noi, le sceglievamo per affinità culturale, non in base alla forma delle unghie. Dietro agli striscioni degli anni '80 c'erano idee, speranza, entusiasmo, intrepida sicurezza che il mondo con noi sarebbe cambiato. 
Tutti i giovani, le giovani, sono così? 
No. Perché ai giovani così oggi è stato tagliato il futuro. Chi oggi sfugge al trucco e parrucco in favore di testa e cuore -e di donne così, giovani, belle preparate e ironiche, ne conosco parecchie- è in serie B e ci resta. Opportunismo, carrierismo, disinvoltura ci sono sempre stati. Ma accanto a queste corsie preferenziali inevitabili, la strada si poteva fare anche guidando la propria morale normale. Un po' più di curve, salite più ripide, discese a perdifiato. Epperò. Di base, tutte lo sapevano, anche chi prendeva auto altrui, quale era il percorso a spalle dritte. 
Il peggior lascito dell'ultimo ventennio, invece, è lo stravolgimento del giusto. L'aver spostato i confini dell'accettabile sempre più profondamente nell'inaccettabile. E aver definitivamente confuso il fare bella figura con l'essere una bella persona. Una pioggia di like e retweet al posto di studio e cultura. E io credo che cerette per strappare le idee ne siano state fatte troppe. Ormai non ricrescono più, pare. E non è una bella storia.
Ah, dimenticavo. Le donne, oggi come oggi, vanno anche nello spazio. E per sei mesi di cerette e parrucchieri mi pare che non se ne parli. Forse per questo, Cristoforetti è meno brava?





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