domenica 15 febbraio 2015

La guardia di Tienanmen




A Pechino senza visitare piazza Tienanmen? Non se ne parla proprio. Anche se, facilissimo non è. Per carità, niente di palpabile. La piazza é lì, è la più grande del mondo, simbolo della Cina maoista, impossibile mancarla. Eppure, si capisce benissimo che l'orgoglio comunista è di sottofondo come contaminato dai fatti del giugno 1989. Sono passati oltre 15 anni, ma l'immagine del ragazzo fermo davanti a carri armati aleggia sulla piazza, sfida il vento freddo, parla a tutti tra le bandiere rosse impettite. 


Mentre il resto della città si gode una bella atmosfera rilassata, Tienanmen vive stretta su se stessa, un po' assediata da storia e memoria. Le misure di sicurezza sono imponenti, tutta  la piazza è transennata, pare di arrivare a Montecitorio e palazzo Chigi quando i palazzi non si sentono amati. Qui però almeno si può entrare anche senza tesserini vari. Passi i metal detector e entri. Ma intorno alla piazza e dentro, i soldati sono ovunque. Marciano. In truppe o da soli. Oppure montano la guardia. Sono solo qui. Nel resto della città se ne incontrano anche parecchi a sorvegliare, ma irradiano gentilezza e sicurezza. Invece su Tienanmen la faccia è più arcigna. E sorprende. 


Ma, si sa, questo posto è ferita politica e di immagine e l'anniversario dei 'fattacci' provoca ogni anno un surplus di attenzione da parte di un governo altrimenti più attento al bene dei cittadini che ai loro affari. 


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