mercoledì 29 aprile 2015

Mal di mattone



Quando si crea qualcosa dal nulla, ovvio che ci si deve dare una mossa. La missione Cuori grandi è sorta nel bel mezzo della foresta togolese a un tiro di schioppo da un paio di villaggi di fango e frasche. Sì sì proprio quella Africa lì, che uno pensa sia rimasta solo nel fondo fondo del continente e invece sta anche ai bordi della strada statale. 


Nei villaggi convivono con pari diritti e opportunità uomini e animali, polli e capre si districano nei viottoli e e nei cortili. Bagni non ce ne sono. Il piccolo cimitero ha continuità, tra una abitazione e un 'negozio' (virgolette obbligatorie). 



Scopri nel villaggio grande, oltre al ristorante e alla birreria, anche un cinemino off. Niente di pretenzioso.  Solo film in lingua originale, chissà quale. E fuori, oltre a una bella antennona, un trabiccolo colorato che mi spiegano essere il Prototipo del flipper. Roba da museo. 


Neanche a dire che il progetto della missione è ben diverso. Ma anche per sottolineare che gli standard di partenza sono, ammettiamo, bassini. 



Quindi, per costruire si parte dal fiume. Dove si va a prendere la sabbia con il camion. E intendo: camion dopo camion, riempiti a palate e sudore. Niente macchine, solo braccia. Ce ne sono voluti migliaia per costruire i tre piani della scuola, ne serviranno un po' meno ma sempre un bel po' per la Chiesa che è in progress. 
Dalla sabbia al mattone. Qui li fanno uno per uno, manco fossero opere d'arte. Setacciano la sabbia, la  Bagnano al punto giusto, poi la 'imbustano' in apposite 'forme da mattone' e scodellano. Il sole fa il resto. Ma insomma non è una cosa da poco. 



In questo modo non esattamente da terzo millennio sono venuti su i primi edifici. Quello dove abito io è ancora da rifinire. 



Ci lavorano attivamente. Ogni mattina suor Patrizia, fondatrice e anima del luogo, raduna gli operai e distribuisce compiti, lodi  e ramanzine. Interessante vedere come tiene un riga decine di omoni e ragazzoni. 

martedì 28 aprile 2015

Campo scuola oltre le frontiere



Le scuole sono chiuse fino al 4 maggio. Le elezioni del 25 aprile richiedono riflessione. Bambini in libertà dunque. Sparpagliati nella foresta e dintorni. Molto meglio che stiano alla missione dove saranno comunque intrattenuti. Così eccoli qui ogni 7.30 del mattino, vispi e pronti a tutto. 


Assai individualisti, metterli in un gioco di squadra è un po' una impresa. Massimo e Nicola li hanno messi in pratica proprio tutti, ma insomma possiamo dire che non ci sono state performance agonistiche di rilievo. Molte risate e divertimento sì, però. Anche perché l'età dei partecipanti è eterogenea. E pure il caldo non scherza. Quindi i tempi sportivi si sono assai ridotti con l'andar dei giorni. 


Evento clou della settimana la corsa del Giovedì, riservata a chi ha più di 14 anni. I capi villaggio e quartieri sono stati avvertiti con molte cerimonie. Senza nemmeno sforzarsi a indovinare, finisce che viene di tutto un po'. Nicola prepara il percorso, i premi ce li mettono sia Luconlus che Sport against violence, l'associazione sportiva di Nicola. 


L'idea di organizzare qualcosa di serio si infrange miseramente sulla realtà. I ragazzi grandi sono pochi, quelli piccoli, teoricamente non invitati, moltissimi. Così si delinea il percorso nel grande campo verde ai confini della missione. Ci sono i coni a segnare la direzione, bisogna passarci dietro. Ma evidentemente questa parte non è chiara e al momento del via non pochi tagliano l'angolo del cono. Che non è una soluzione geometrica ma uno stratagemma 'agonistico'. 



Partono tutti insieme, maschi e femmine, piccoli e grandi. Corrono entusiasti. E al traguardo si infilano in una specie di budello prefabbricato da Nicola per evitare sorpassi dopo l'arrivo. 


La gestione premi comincia bene con fastose coppe e medaglie ai grandi. Quando si arriva a magliette, calzoncini, palloni, roba pratica che, a quanto pare, vale più di ogni onorificenza dorata, si propaga un certo disordine. Le mani si rendono con estrema convinzione, le voci salgono. Segnalato anche qualche tafferuglio non troppo grave. Questi ragazzi sono entusiasti, non aggressivi. E non sconfinano mai di molto. Per fortuna, dividendo un po' sia pani che pesci, tutti hanno avuto un souvenir della giornata. Immancabili le foto di gruppo, orgogliose quanto disordinate. 

Le opportunità sociali del Togo


Scolari, apprendisti, operai: ovvero opportunità sociali in Togo. Farsi largo un po' non è semplice, tra le capanne di fango compresso. Ai giovani si aprono vie faticose e impervie.
Chi vuole smettere di studiare per imparare un mestiere, esclusa la scuola professionale che è molto cara, può scegliere la strada dell'apprendistato. Che in Togo assume quasi la faccia di una schiavitù minorile.


Aspiranti parrucchieri, falegnami, sarti e via discorrendo di artigiani vari, si mettono a servizio e pagano pure. Si tratta di due o tre anni, in genere si comincia verso i 13. L'impegno economico è notevole e la vita, guarda un po', assai dura. I datori di lavoro dopo pochissimo raccolgono frutti a tempo pieno dagli apprendisti e guadagnano sia del loro prodotto sia delle 'rette' percepite. Bella la vita... 




E ci vogliono parecchi soldi anche per andare a scuola. A parte un piccolo contributo, solo le elementari sono gratuite. Per il resto tutte le scuole si pagano, pubbliche e private. La scuola privata elementare costa circa 25mila cfa l'anno, più o meno 40 euro. Libri, quaderni e altri accessori esclusi. Non è un caso, quindi, che alcune case nei villaggi abbiano le lavagne sulla parete esterna, in modo da fare esercizi, compiti a casa e qualche lezione all'aperto. La lavagna sostituisce dunque spesso il quaderno. Più e più volte riutilizzabile. La scuola della missione di Amakpapè, quella che è stata inaugurata durante il nostro soggiorno, ne chiede 5mila, meno di dieci euro. 
L'anno scolastico, come in Italia, va da settembre a fine giugno. Però le classi sono appena un po' più numerose, se va male fino a 120 alunni. Il governo aveva messo un tetto a 55 bambini, ma poi è stato costretto a una precipitosa retromarcia perché non hanno abbastanza scuole e aule e quindi l'ha rialzata fino a 70. Questa è la legge e poi fanno come vogliono. Nelle scuole pubbliche, mi dice la mia fonte che è suor Patrizia, vulcanica missionaria di cui parlerò a parte, ci possono essere quattro insegnanti per 800 bambini. Poi ci sono gli insegnanti volontari che vanno pagati con i contributi dei genitori. Insomma, una bella confusione che ha portato gli insegnanti a protestare e a beccarsi la qualifica di categoria rivoluzionaria e litigiosa. Nona caso, le scuole sono star chiuse oltre un mese prima delle elezioni (25 aprile) e fino al 4 maggio. 

   Voodoo nel villaggio 

Tra le 'pretese', gli insegnanti vorrebbero alzato il salario da 32 mila cfa al mese circa 50 euro ad almeno a 60 mila, stipendio medio nei vicini Benin e Ghana. 
Curiosità: i maschi pagano rette scolastiche maggiori delle femmine. Il che mi induce a riflettere: così mandano a scuola più le femmine che i maschi o per pagare la retta del pargolo le ragazze vanno direttamente a zappare la terra? Temo la risposta. Ma suor Patrizia mi dice che, comunque, le femmine sono più brave mediamente.
Il governo prevede in ogni caso che i meritevoli, quelli che hanno superato il collo della bottiglia siano almeno un po' facilitati. Quindi, l'università, se ci arrivi, costa meno del liceo e, se sei in corso e gli esami vanno bene, il governo ti rende i soldi della retta. Creare classe dirigente. 


Categoria a parte, gli operai. Salario medio, due euro al giorno. E poiché qui si considera la soglia di povertà a 1.50 euro al giorno, non c'è da scialare, no, ma insomma pare si possa vivere. Dice. Sta di fatto che gli operai della missione vengono pagati ogni 15 giorni, di sabato, ma talvolta vengono a chiedere anticipi sullo stipendio futuro già il martedì seguente alla paga. 


Non saprei davvero se imputare l'inconveniente alla mancanza di pianificazione, una banale sindrome da lucignolo che porta a sperperare - e metterei 'sperperare' tra sacrosante virgolette-  tutto in men che si dica, oppure all'impossibilità di tenere dietro ai tempi con quei due soldi. Più la seconda? Posso però garantire che i ragazzi, perché di tutti ragazzi o ragazzoni si tratta, lavorano dalla mattina presto al tramonto. E certe notti, anche di notte. Con suor Patrizia a fare luce con i fari della macchina. Per due euro.



sabato 25 aprile 2015

Telemedicina export - i primi risultati



Poco a poco l'infermeria è diventata il punto nodale per tutti. Il portico affollato di bambini e adulti, per lo più mamme ma anche qualche papà, dà da pensare. Quello spazio fuori della porta sembra avere vita propria. Come il secchio dell'apprendista stregone trabocca e trabocca, non importa quante visite si facciano.  Per queste persone ai margini della foresta avere un dottore proprio per i bambini deve essere molto confortante anche con il tempo stretto stretto. Chiunque di noi, più o meno qualificato, ha speso del tempo lì dentro cercando di rendersi utile. 


Nei quattro giorni della campagna pediatrica ad Amakpapé, Luca e Chiara hanno realizzato 345 accessi. Il che non vuol dire che abbiano visitato 345 bambini, perché alcuni sono venuti più volte per la cura della malaria, che qui è onnipresente. I risultati dei test della malaria sono al 98 per cento positivi e, anche se ci vogliamo includere qualche falso positivo, atterriscono. 



Almeno una profana come me. La percezione locale è per forza molto più disinvolta e ci si limita a contare quante volte si è presa la malattia. Per la malaria ovviamente non c'è bisogno della telemedicina, si va in automatico, ma per molte altre cose è sicuramente preziosa. 


Sembra progetto destinato ad avere un grande futuro. Entusiasma. E rassicura. Anche psicologicamente. Non è male in un posto che nemmeno le carte geografiche degnano di uno sguardo sapere che ci sono i medici di Ght (Global Health Telemedicine), lontanissimi ma connessi, che si occupano dei malati. Gratis, per di più.  


E, d'altro verso, anche chi cura ha il conforto di un paracadute autorevole in Italia. La riflessione sintesi la fa  Luca Tortorolo, che nell'ambulatorio ha piantato radici e semi. "Mi pare che la missione sia bene integrata nella realtà locale. Dal punto di vista sanitario  trasmettono modelli di comportamento virtuosi. La Luconlus è certamente riferimento e noi, Nico i frutti del Chicco, siamo saliti su questo treno con la telemedicina, che credo sia una idea vincente. Mettendomi nei panni degli operatori sanitari, più spesso infermieri che medici, soli in realtà complicate, anche dal punto di vista psicologico,  la telemedicina può aiutare moltissimo. Non è poco per chi sta in trincea tutti i giorni sapere che qualcuno ti aiuta da lontano a fare la cosa giusta".


In quattro giorni i teleconsulti sono stati 9, dermatologici e cardiologici per lo più. Il signore che si è presentato con la scabbia, per esempio, è stato televisitato da un dermatologo che ha dato anche la cura. La prossima volta che l'infermiera vedrà la scabbia saprà distinguerla e dare le medicine corrette senza bisogno di teleconsulti. Effetto collaterale non trascurabile. 



Dopo il mini rodaggio, l'ultimo giorno c'è stato il battesimo dell'iniziativa, con tanto di targa per ringraziare sia Nico i frutti del Chicco che Luconlus dell'impegno, rinfresco e spumante di buon augurio. Sono venuti anche due medici togolesi a vedere il meccanismo. L'approccio generale direi che è stato molto aperto e positivo. Le potenzialità, secondo me, ancora tutte da sperimentare sul campo. 






Chez Zairois


Per due sere di seguito siamo usciti a cena. Mondanità di villaggio. 'Il' locale è quello di Zairois. L'unico pare, e non stento a crederlo, che abbia standard di pulizia accettabili. Che poi, in questo senso, la penombra quasi buio in cui si mangia aiuta ... Per la prima sera, eravamo tanti, abbiamo  perfino telefonato e prenotato. Così, appena arrivati, poiché il dehors vero e proprio era occupato, hanno portato un tavolo e delle panche sulla terra battuta e ci hanno accomodato li.


 Vista camion strombazzanti e velocissimi su strada. In un minuto ecco scodellati grandi piatti di alluminio luccicante pieni di riso pesce e l'immancabile sausse, purtroppo addomesticata e per niente piccante. Ma la specialità di Zairois è il Panino con la frittata. Ho visto la padella nera che usa ... Nera nera... Deve essere quell'unto dei secoli a dare un tocco magico... Frittata da dieci e lode. Costo ragionevole: circa 20 euro in 15. Venti euro totali. 


 Il locale non serve bevande, quindi bisogna andarsele a comprare cinquanta passi più in là. Apribottiglie non sono previsti in nessun luogo, così bisogna arrangiarsi con i manici delle forchette. Bere per strada, anche solo davanti alla porta del ristorante, è considerato molto male. 

   
Poiché Zairois è l'unico posto dove c'è anche la tv, un cinque pollici a occhio e croce, ma funzionante, il giorno dopo siamo tornati in pochi  a vedere la partita. Tutti guardavano Atletico-Realtà, ma appena siamo arrivati Zairois, che è boss nel villaggio, ha cambiato sulla Juventus, senza nemmeno chiedere ai poveri avventori. Partita noiosa, presto all'unanimità è tornata la sintonia sulla sfida spagnola. L'antro era caldissimo, nonostante i fornelli siano all'aperto, il tifo di alcuni assai acceso. 


Birra e frittata. Oliver, il cane da missione, ci ha accompagnato tutto il tempo. Una serata da veri uomini :) 





Jogging in Togo


E anche questa è fatta. Posso aggiungere il Togo all'elenco dei paesi nei quali sono andata a fare jogging. Per una volta  non sono andata da sola ma con alcuni del team con cui sono partita dall'Italia. Tutti maratoneti, vabbè, non c'e 
confronto. Comunque, é stato molto divertente e interessante andarsene per viottoli e stradine rosse in mezzo a campi più o meno coltivati, villaggetti e qualche baobab qua e là. Il caldo  fa il suo lavoro con grande determinazione anche alle 6 del
mattino e spesso chiede man forte all umidità. Per fortuna a tratti ci si mette un venticello, non fresco, ci mancherebbe, ma insomma amichevole. 


Intorno  c'è sempre qualcuno, una moto strombazzante, una donna con uno o più bambini legati o in qualche modo collegati, enormi carichi di vario genere in equilibrio sulla testa, ragazzini da soli o agglomerati, uomini per lo più leggeri e (apparentemente?) sollevati da ogni incombenza. L'unico cartello incontrato è quello dello sciamano... 


Tutti salutano e sorridono. Un clima assai disteso. 
Per un po' sono rimasta da sola, troppo veloci e agguerriti loro per me, ed è stato piacevole.   Non si avvertiva pericolo o diffidenza. Sarà questa la famosa 'pace bucolica'?


giovedì 23 aprile 2015

Alberi d'Africa


    Baobab
Degli alberi d'Africa Il primo è naturalmente il baobab. Il più simpatico, l'avevo visti solo in Madagascar, ma pochi e di grandissime dimensioni. Qui invece sono sparpagliati a caso e ovunque. 

    Baobab

    Tek
E poi c'è il tek. Legno durissimo, insegnano già Emilio Salgari e le tigri di Mompracem. Cresce svelto e ha foglie enormi. Anche spropositate rispetto al fusto. Con una grande ci si può avvolgere. 

    Mango

Mango. I frutti sembrano palle di Natale verdi appese a parte. Sono maturi quando la buccia vira al giallo. Ma sugli alberi mai ho visto un frutto maturo. Un po perché la stagione piena è a maggio, un po' perché quelle pallette appese esercitano un fascino irresistibile sui ragazzini che le tirano giù 'a prescindere'. 


Di questo albero bellissimo non so il nome. Si chiama 'fiammante qualcosa'. Nonostante l'anonimato dovuto a ignoranza lo includo. 

mercoledì 22 aprile 2015

Logiche di mercato



Il martedì è giorno di mercato ad Amakpapé.
 Non sono orari standard. Verso le 10, inopinatamente proprio quando il caldo comincia a salire, le donne occupano le bancarelle, strutture di legno con tetti di paglia. Tirare fuori le merci prende il suo tempo. 


Contrattare, non si contratta. Anche le foto sono poco amate dagli adulti quanto invece i ragazzini sgomitano per essere immortalati e rivedersi ridendo diventa così appetibile. 
Con Federica abbiamo girato tra le case (capanne) per avvertire le famiglie che il
pediatra era attivo. La voce si sparge. Tutto è affidato al passaparola. Il whatsapp degli altri tempi. Lo stesso accade il pomeriggio per informare il villaggio che è stata organizzata una corsa per il giovedì. Camminando in giro, tutti salutano, i bambini ci accompagnano per un pezzo di strada o sorridono facendo ciao. Per la verità qualche piccolino si spaventa anche di queste facce bianche.... 



Il mercato vero e proprio prende vita tardi e raggiunge il clou nel pomeriggio. I generi sono mescolati, a vendere sono per lo più donne. Spiccano certi pescetti secchi da spavento. Poi peperoncino messo a
Mucchietti ordinati, va molto per la maggiore il sale in bustine di plastica o a mucchi. La verdura non attira, diciamo la verità.
Le bancarelle dei paignes spiccano perché sono coloratissime, pulite, belle. Le stoffe si accavallano piegate e ordinate, composte si lasciano esaminare e tentano una dietro latra. Quale sarà la più bella del reame? Quella? Questa? Meglio arancione e blu o verde e viola? Il giallo come mi fa sentire mescolato ai rossi e celesti? Accanto ai motivi tradizionali del batik si fanno largo creazioni moderne, stoffe con ghirlande di caramelle o chiavi inglesi, motivi di porte o trattori. Si segnala il filone religioso. Visto più già confezionato che su bancarella, per la verità. Camicie con Gesù o vestiti con Papa Giovanni sono pepite. 


Altro negozio di tendenza, il parrucchiere. Ce ne sono parecchi disseminati, poi da donna che da uomo. Molto reclamizzare le treccine, che tuttavia è possibile anche acquistare finte. Sfuse e in mucchi. Molto pratico.