sabato 25 aprile 2015

Telemedicina export - i primi risultati



Poco a poco l'infermeria è diventata il punto nodale per tutti. Il portico affollato di bambini e adulti, per lo più mamme ma anche qualche papà, dà da pensare. Quello spazio fuori della porta sembra avere vita propria. Come il secchio dell'apprendista stregone trabocca e trabocca, non importa quante visite si facciano.  Per queste persone ai margini della foresta avere un dottore proprio per i bambini deve essere molto confortante anche con il tempo stretto stretto. Chiunque di noi, più o meno qualificato, ha speso del tempo lì dentro cercando di rendersi utile. 


Nei quattro giorni della campagna pediatrica ad Amakpapé, Luca e Chiara hanno realizzato 345 accessi. Il che non vuol dire che abbiano visitato 345 bambini, perché alcuni sono venuti più volte per la cura della malaria, che qui è onnipresente. I risultati dei test della malaria sono al 98 per cento positivi e, anche se ci vogliamo includere qualche falso positivo, atterriscono. 



Almeno una profana come me. La percezione locale è per forza molto più disinvolta e ci si limita a contare quante volte si è presa la malattia. Per la malaria ovviamente non c'è bisogno della telemedicina, si va in automatico, ma per molte altre cose è sicuramente preziosa. 


Sembra progetto destinato ad avere un grande futuro. Entusiasma. E rassicura. Anche psicologicamente. Non è male in un posto che nemmeno le carte geografiche degnano di uno sguardo sapere che ci sono i medici di Ght (Global Health Telemedicine), lontanissimi ma connessi, che si occupano dei malati. Gratis, per di più.  


E, d'altro verso, anche chi cura ha il conforto di un paracadute autorevole in Italia. La riflessione sintesi la fa  Luca Tortorolo, che nell'ambulatorio ha piantato radici e semi. "Mi pare che la missione sia bene integrata nella realtà locale. Dal punto di vista sanitario  trasmettono modelli di comportamento virtuosi. La Luconlus è certamente riferimento e noi, Nico i frutti del Chicco, siamo saliti su questo treno con la telemedicina, che credo sia una idea vincente. Mettendomi nei panni degli operatori sanitari, più spesso infermieri che medici, soli in realtà complicate, anche dal punto di vista psicologico,  la telemedicina può aiutare moltissimo. Non è poco per chi sta in trincea tutti i giorni sapere che qualcuno ti aiuta da lontano a fare la cosa giusta".


In quattro giorni i teleconsulti sono stati 9, dermatologici e cardiologici per lo più. Il signore che si è presentato con la scabbia, per esempio, è stato televisitato da un dermatologo che ha dato anche la cura. La prossima volta che l'infermiera vedrà la scabbia saprà distinguerla e dare le medicine corrette senza bisogno di teleconsulti. Effetto collaterale non trascurabile. 



Dopo il mini rodaggio, l'ultimo giorno c'è stato il battesimo dell'iniziativa, con tanto di targa per ringraziare sia Nico i frutti del Chicco che Luconlus dell'impegno, rinfresco e spumante di buon augurio. Sono venuti anche due medici togolesi a vedere il meccanismo. L'approccio generale direi che è stato molto aperto e positivo. Le potenzialità, secondo me, ancora tutte da sperimentare sul campo. 






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