sabato 26 settembre 2015

Diversamente ragazza




Mattina, esterno Trastevere. Il furgoncino della spazzatura occupa l'intero vicolo e mi impedisce di passare con lo scooter. Aspetto. Il ragazzo con le buste della spazzatura in mano mi vede e grida al collega alla guida:”ahò accosta, fai passare la ragazza”. 
Et voilà, 'ragazza' contentissima

giovedì 10 settembre 2015

Yawa alle prese con la vita




Dopo parecchio tempo che non ho notizie del Togo, ecco la storia di Yawa e della sua famiglia, così come me la racconta Chiara,  l'infermiera della missione di Amakpapè. 
Yawa non conosce la sua data di nascita e nemmeno l'anno. Documenti zero. Avrà più o meno 25 anni. L'approssimazione in Africa è spesso una scienza. Certamente uno stile di vita abbastanza obbligato. Ha tre figli, di cui i gemellini della foto. Atsou e Tsevi hanno un anno e mezzo. E poi c'è un ragazzino più grande, di cinque anni. Si chiama Già. Padre desaparecido, come sovente accade da quelle parti (e non solo, siamo sinceri). In compenso c'è la nonna. Storia di donne alle prese con la vita. 
I gemellini soffrono di malaria e anemia. Recentemente Atsou è stato in fin di vita, ed è stato ricoverato. A donargli il sangue sono stati volontari della missione. Adesso lui sta meglio, ma è la volta di suo fratello. “Oggi il piccolino sta male, perché abbiamo appena iniziato il trattamento, ma non è grave, è una 'malaria non complicata'”, racconta Chiara che fa da 'voce' alle mie ultime storie africane.
Yawa mantiene tutti e sono poverissimi. Il suo lavoro consiste nello spaccare le pietre che poi rivende sotto forma di ghiaia per le costruzioni. Quando non riesce a vendere le sue pietruzze interviene la missione che, visto il mal della pietra che anima suor Patrzia, ne fa incetta. Chissà quanta parte della chiesa nuova è sorta grazie al lavoro di Yawa. In più Cuori grandi fornisce alla famiglia cure gratis, vestiti (come quelli della foto) e talvolta anche del cibo. “Un mese fa gli abbiamo regalato un sacco di riso da 50 kg", racconta Chiara. E spiega: “In questo periodo le famiglie togolesi fanno più fatica di prima a tirare avanti perché durante la stagione delle piogge ha piovuto pochissimo e il mais non vuole saperne di crescere. Se ci sono problemi con il mais va male a un sacco di gente”. 
Yawa e la sua famiglia vivono a Togba, un villaggio vicino ad Amakpapè. Vicino quanto ti pare ma sono sempre 5 kilometri a piedi sotto il sole e con i bambini. Inutile dire che vanno portati a spalla, non essendo l'uso del passeggino -gemellare o singolo che si voglia- ancora stato introdotto nell'Africa subsahariana povera.  “Questa qui è una mamma in gamba, molto responsabile, non ha mai mancato un appuntamento per la puntura quando i suoi figli stavano male. Neanche quando era malata pure lei”, è la sua medaglia.

domenica 6 settembre 2015

Conversazione di campagna



In Sabina per il week end. Entro in un alimentari nella piazza del paese. Negozio ampio, moderno ma con spazi vuoti. "Vorrei delle uova", chiedo al vecchietto dietro al bancone. Lui mi guarda e tentenna. Già mi immagino che mi dica "no, non le ho”. Un classico della zona. 


E lui: “ehm, ho solo uova delle galline...”. 
“Prego?”
“Delle galline. Non confezionate....”
“Meglio, no?”
“Mah, non si potrebbero vendere...”
“No, no, le prendo volentieri”, mi preparo intrepida infrangere le leggi comunitarie. 
Lui meticoloso scava dentro a un panno, estrae  un involucro e lo svolge. Dopo strati vari sbuca il classico contenitore per uova in cartone grigio. 
“Ma sono fresche? Di quando sono?”, domando. 
“Della settimana. Ecco, vede? C'è il giorno in cui sono state deposte”.
E, in effetti, ogni uovo è contrassegnato da una scritta a matita con una data. 
Compro -e consumo- con grande soddisfazione. 
Ma che ne sa la Ue di questi mondi?