lunedì 8 giugno 2015

La tripletta di Amakpapè


La natalità in Togo è assai alta. I bambini scorrazzano ovunque e l'età media è bassa bassa, metà della popolazione è sotto i 18 anni, quasi tre milioni di ragazzi a briglia più o meno sciolta. Per quanto riguarda i nomi, fantasia e assoluta inerzia sembrano ingredienti saporiti nella scelta. C'è una pletora di Gesù, qualche Dio (pretenzioso o predestinato, non sappiamo...), Profeti non banali a dimostrare che la cultura religiosa è talvolta perfino raffinata, altri protagonisti delle scritture. E poi, a contrappasso, una c'è una vasta parte della popolazione che si chiama 'nata o nato di martedì' o di giovedì. O altro il giorno della settimana. Ci sono addirittura gruppi musicali che raggruppano i 'nati di giovedì' o di sabato o via cantando (appunto). Con qualche screziatura surreale: possibile che due gemelli si chiamino uno Nato di martedì e uno Nato di sabato?  Possibile. Me li hanno presentati. Non sono questi qui sotto, però. 


E a proposito di gemelli, mi raccontano che ad Amakpapè è nata a metà febbraio una tripletta. Adesso i bimbi hanno quasi 4 mesi, il peso della più piccola è 4,880 kg, mentre il più grande ha raggiunto i 5,675 kg. Eccezionali già di loro, almeno si chiamano con nomi normali: Jean Pierre e Jean Paul i maschi, Jedide la bambina. I tre sono in perfetta salute. Alla infermeria di Cuori grandi, quindi, non vanno per medicine e visite, ma perché  i genitori sotto 'shock economico'. E la mamma, latte per tre più volte al giorno non ne ha. La famiglia si è espansa oltre l'immaginazione e di certo non nuota nell'oro. Quindi l'aiuto della missione materializza latte in polvere e qualche vestito. “E' la terza "tripletta" di cui ci prendiamo cura, la prima a nascere proprio nel nostro villaggio (le prime due provengono rispettivamente da Odjofradjoba e Glei) -osserva Chiara Razzi Di Nunzio, l'infermiera che mi riversa pezzetti di vita di Amakpapè- Non dev'essere facile per una coppia di giovani genitori passare dall'avere un solo figlio all'averne quattro, di cui tre neonati”. 
Storia piccola piccola, e nemmeno di telemedicina, ma i bimbi sono carini, nelle foto ci sono un sacco di sorrisi e mi pare che la vitalità metta allegria. Una storia semplice di villaggio. 



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