venerdì 16 giugno 2017

Mentalità spazzatura



Differenza di mentalità. Stamattina, uscendo di casa, vedo l'uomo che libera la Fiom dalla spazzatura gettare per terra delle scatole in cartone, snobbando il cassonetto apposito e peraltro bello vuoto. Gli dico: "mi scusi, le spiacerebbe buttare quel cartone 'dentro' il cassonetto?". Fa quattro passi minacciosi verso di me e mi apostrofa: "e tu chi sei, il netturbino?". "No -rispondo- sono una che abita qui e vorrebbe vedere la sua strada pulita e non sporca per l'incuria altrui". A passo lento quanto furioso, é tornato indietro e ha fatto l'immane sforzo di piegare i cartoni e infilarli nell'apposita apertura. Facendo, tutto sommato, il lavoro per il quale è pagato. 
Penso che se tutti si sforzassero personalmente di contribuire alla pulizia della città non saremmo a questo degrado. Personalmente, se i cassonetti  sotto casa sono pieni, ne cerco altri, non mi limito ad abbandonare  la mia spazzatura per terra. Per cui, ferma restando la scarsa scarsa solerzia del servizio di pulizia urbana, penso che se ciascuno avesse davvero a cuore il decoro del suo quartiere, dovrebbe cominciare ad osservare un comportamento virtuoso individuale. Basta lamentarsi, scaricando sempre la colpa sugli altri. Le mancanze ci sono, eccome. Però, chi lascia la 'monnezza' appesa ai cassonetti, fuori, per terra o sparge rifiuti ingombranti in strada è coprotagonista dello sfascio. Di fronte alle carenze oggettive del governo di Roma, denunciare  non basta e, ahimè, non serve. Meglio dare un piccolo contributo al bene comune. 

mercoledì 14 giugno 2017

La via dei funghi



Un po' fa ridere, un po' quasi tenerezza. Soprattutto ci si chiede quale  mai impulso abbia spinto chissà chi a concepire questa buffa strada, alla toponomastica calle San Francisco, uscita certamente dalla fantasia di Lewis Carroll, ma che sarebbe stata meglio, che so, a Disney World. Eppure è qui, pieno centro di Alicante, a due passi dalla Rambla e dal Paseo. Cammini e di colpo pensi di essere Alice in wonderland. I grossi funghi rossi e bianchi costeggiano le case, alternati come gli amici di Alice accoccolati tra i pois delle cupole. 


Inverosimili. Tanto più che la via non dedicata ai bambini. I negozi sono normalissimi. Cafè, abbigliamento, scarpe, arte, generi vari come ovunque. Una bizzarria sorridente. Una cartolina surreale per salutare questa vacanza spagnola. 


martedì 13 giugno 2017

Alì, Cántara e il Califfo impietrito



Non sono famosi con Giulietta e Romeo, ma certamente sono stati altrettanto infelici. Alì e Cántara sono gli innamorati contrastati che intrecciano la leggenda di Alicante con la sua rocca dominata dal castello. C'è anche una specie di cattivo, il Califfo, in modo da assegnare tutte le parti.
C'era una volta, narra la saggezza popolare, un Califfo che regnava sulla città di Lucentum, lignaggio romano, poi convertita all'islam e infine in felice equilibrio di convivenza tra cattolici e musulmani. Come sia, -si era intorno all'anno Mille- il Califfo aveva questa splendida figlia. Bella e brava, intelligente e spiritosa come si addice a una protagonista destinata all'immortalità. Le sue qualità erano così eccellenti che i pretendenti accorrevano da ogni dove nella speranza di conquistarne i favori e, eventualmente, ereditare insieme a lei il governo della città. Tutti venivano scartati con ferma cortesia. Tranne Almanzor e Alì. I due più diversi tra loro non avrebbero potuto essere. Guerriero il primo, artista e poeta l'altro. Viaggiatore e avventuroso contro sedentario e letterato. Diciamo che ciascuno ha il suo tipo, io non avrei avuto dubbi, ma Cántara, o forse suo padre, invece sì. 


Così, nella migliore tradizione dell'epoca, il Califfo bandì una gara. Ad Almanzor chiese di andare nelle Indie e tornare con le migliori spezie e ricchezze di quella terra lontana. Il compito di Alì, invece, fu quello di portare l'acqua alla città, che da sempre ne era totalmente sprovvista. Si trattava di costruire un acquedotto dal fiume che scorreva poche decine di chilometri a nord oppure di deviarne il corso. Poca roba al confronto del viaggio pericoloso e incognito di Almansour. E tuttavia la storia si ripete e l'animo umano anche. Come nella fiaba di Esopo, Alì lepre spese tutto il suo tempo a conquistare l'animo di Cantàra piuttosto che a raggiungere l'obiettivo che gli era stato dato. Giorno dopo giorno i due si perdevano negli occhi, si incontravano un po' di più, cantavano canzoni e passeggiavano tra i fiori. Il romanticismo abbracciò Alì stretto stretto e lo perse. L'argomento acqua per la città evaporò. Dopo un anno o giù di lì quando Almansour tartaruga tornò con le sue navi cariche di ogni magnificenza, fu ben chiaro che se il cuore di Cántara era di Alì, suo padre non poteva che onorare l'impegno con l'altro pretendente. Così una Cántara disperata e fuori di sè andò al suo destino e Alì rimase dolorante a contemplare la persistente siccità dei dintorni. Il passare del tempo non migliorò la situazione. La perdita dell'amata, unita al senso di colpa per aver deluso il Califfo e i concittadini, portarono Alì all'estremo. Appresa la notizia, per Cántara non fu più vita. Sposata con un uomo che non amava, con il cuore perennemente alla ricerca di un sollievo che altrettanto puntualmente le veniva negato, la ragazza si era aggrappata a un immaginario lieto fine, sperando che la vita tornasse a mettersi dalla sua parte. Ma la morte di Alì distrusse il possibile e anche lei dopo breve tempo decise di seguire il destino irrevocabile. 


Niente poté fermare il dolore del Califfo di fronte all'inevitabile. Essere consapevole di aver causato l'infelicità della figlia fino all'insopportabile lo portò quasi alla follia. Si chiuse in una cella del castello appiccicato su quella rocca, simbolo del suo potere e della sua disfatta, passando il tempo a pregare Allah di punirlo. Anni e anni, chissà quanto avrà patito il califfo per la sua redenzione. Finché arrivato il suo giorno, Allah o chi per lui decise di esaudirlo e di imprigionarlo per sempre nella roccia sotto al castello. Da questa  stradina di Alicante si può vedere, con un po' di immaginazione, il viso del Califfo scolpito dalla montagna. 
La città prese il nome di Alicante, in onore degli amanti infelici, riuniti nei secoli almeno dalla storia. 
E con questi presupposti non era pensabile non visitare il castello. O meglio, i bastioni del castello dai quali si domina il mare e la terra intorno (ancora brulla per via di Alì, ma non solo, temo). Se il califfo è ancora imprigionato lì, io non saprei. Certo, salire fin lì non è stata impresa da poco. 


lunedì 12 giugno 2017

Fit, slim & detox. Day 6



Eccoci alla fine. Subito prima che la vacanza si trasformi in routine. I muscoli sono a posto, c'è una consapevolezza che lo stretching é necessario, forse potrei considerare yoga più che pilates. Come spesso accade, l'ultimo giorno ha portato maggiore cameratismo. Quasi per miracolo la mia capacità di capire tutti quegli accenti si è amolificata e oggi potevo rispondere (quasi sempre) a tono e in un tempo ragionevole. Chissà, magari un altro paio di settimane e avrei afferrato perfino i giochi. Ma probabilmente sarei stata pure ricoverata per denutrizione. A proposito, alla misurazione finale sono risultata circa un cm in meno in tutte le parti del corpo, tranne la pancia dove sembra io abbia perso 4 cm. Mah, secondo me anche il metro può essere tendenzioso come la bilancia. Grandissimi e visibili risultati, invece, per Flaminia. 


Certo, con la colazione di oggi, si é raggiunto l'apice. Vero che l'ho pensato ogni giorno, ma oggi... Metto la foto perché mi mancano le parole per descrivere la melma grigiastra con palline traslucide condita con un po' di frutta. Assolutamente insapore, aveva la consistenza di quelle palle gelatinose che gli ambulanti vendono nelle piazze e che se le tiri per terra si spiaccicano e poi si recuperano. 
Poi, solite due ore di allenamento. C'è da registrare che il caldo è diventato faticoso perfino per me. Ed è tutto dire. 
Stasera a cena, tutti in ghingheri per le foto di gruppo e di addio. E giacché  ci siamo, ecco Jason, il cuoco creativo, che ieri sera ha fatto perfino lezione di cucina healthy ad alcuni di noi, tra cui Flaminia. 


Bilancio della settimana? Positivo, direi. Anche se non tornerei per nessuna ragione, è stato divertente provare. Qualcosa resterà. Qualcosa resta sempre. Di sicuro sono più magra e più tonica. Domani però é un altro giorno: pesce, vinello bianco gelato e quattro passi quattro ad Alicante. 

Menù del giorno.
Breakfast: bicchiere con gelatina non identificabile, frutti rossi e mango 
Lunch: cruditée con salsine arancione e beige vattelappesca. 
       Cus cus vegetariano 
Dinner: zuppa di pomodoro e peperoni. 
        Pesce con asparagi bolliti e quinoa.
        Torta al simil cioccolato e un lampone.


domenica 11 giugno 2017

Fit, slim & detox. Day 5



Penultimo giorno. Poiché é domenica, la routine ha subito qualche cambiamento. A parte la lezione di yoga alle 7.30, perfetta per smaltire il bibitone di acqua calda ( ma non bollita, per carità) con limone e ginger che è obbligatoria appena svegli per innescare la disintossicazione quotidiana. Devo dire che  yoga comincia a piacermi. Soprattutto per la sua qualità di distendere i muscoli, che sento utilissima per il resto dello sport. E una sfida per legamenti e giunture. 
Subito dopo colazione, una inaspettata quanto gioiosa frittata alta e piena di verdure, che sospetto avanzate dalle ricette dei giorni precedenti, il trekking day. Una occasione per vedere un po' i dintorni, che sarebbero bellissimi se fossero stati più rispettati. 


Comunque, siamo partiti in dieci (anche tornati, eh) muniti di acqua e uno snack di semi diversi pressati tra loro con qualche amalgama non decifrato. Una passeggiata nei boschi di macchia mediterranea di una decina di chilometri, su  fino in cima alla montagna e ritorno. Certe parti belle ripide, ammetto. Quasi mi sembrava di essere tornata a BarraHonda in Costarica. Fitte di nostalgia. Come sempre, c'era chi andava veloce e qualche, diciamo, fuori forma. Però il clima generale é stato piacevole, si è creato un amalgama non forte, ma rilassato. 


Le tre scozzesi, Mary, Fiona e Diane, sono una forza. Specialmente Mary che spara battute a raffica. Io ne capisco un terzo, ma questa è una storia triste che non racconterò. Poi ci sono le super sportive, Louise e Sharon. Loro devono sempre fare '+uno'. Andy, l'australiano parla poco, ma è simpatico. Ultima della brigata montanara Ruki (o qualcosa del genere), la dottoressa angloindiana, saccente e protagonista, che ha rallentato tutti. Però il fatto che sia venuta depone a favore del suo coraggio. 
Giacché ci sono presento anche gli altri della brigata. Peter anche lui anglo indiano, dopo anni di lavoro adesso non fa niente. Attaccabottoni di prima classe, deve essere parecchio solo. Ha la mania insensata di sparecchiare, impilando i piatti di tutto il tavolo senza alcuna ragione. Molto calme e riservate, Daniela e Kathy, se la prendono comoda e non partecipano a tutte le attività. Poi c'è Jill, che è venuta da sola e ha una bambina di 8 anni. Jillian di cui non so nulla, solo che è flessibile come nessuno. Le ultime due sono irlandesi, sempre sorridenti e gentili, Helen e Lauren. 
Ecco fatto. Non è che io abbia interagito moltissimo con loro, però, non ci sono stata nemmeno male. 
La serata si è conclusa con una mancata lezione di pilates, sostituita dal broccolone che ci insegnato a battere le mani sulle anche per toccarci i piedi con le dita un paio di giorni fa. Lui si è dilungato per un'ora interna su come eseguire uno squat perfetto. Tutta teoria e niente pratica. Avremo fatto 8 ripetizioni in tutto il tempo. Ovviamente a regola d'arte, ma volevo morire di noia e le altre pure, a parte Sharon e Louise che si sono entusiasmate a tal punto che stavano per perdere la cena. A un certo punto é perfino andato a prendere una sedia, per dimostrare che senza saper eseguire lo squat, non ci può nemmeno sedere in maniera propria. 

Menù del giorno.
Breakfast: frittata primavera 



Lunch (al sacco): insalata mista con pollo piccante 
Dinner: zuppa di zucchine e menta 
        lasagna di lenticchie, carote e formaggio gratinato (per il peso                specifico vedere alla voce piombo) 


sabato 10 giugno 2017

Fit, slim & detox. Day 4



In Day 4 ci stiamo avvicinando all'ammutinamento. Il regime 'non alimentare' al quale siamo sottoposti rasenta l'estremo e comincia a serpeggiare l'indignazione, venata di disperazione. Ho visto una donna, oggi a 'pranzo' addentare i limoni della brocca dell'acqua. Per dire. E se c'è una cosa che detesto é quando il cibo diventa una ossessione. Questo regime così stretto provoca l'effetto contrario, perché nessuno può mai immaginare di continuare così una volta tornato nella vita reale e il grado di insoddisfazione é tale che anche i più incrollabili tentennano. Oggi abbiamo sfiorato il ridicolo: a colazione solo un frullato di chissà cosa, bello a vedersi, per carità, ma bevuto e subito dimenticato. Dopo quattro ore di allenamento piuttosto intensivo, sotto il sole, zuppa (bollente) di patate dolci e asparagi (tracce) e insalata di quinoa, arance e finocchi. A cena, ancora zuppa e zucchine ornate. 
Per alcuni la spedizione al supermercato limitrofo è scattata ieri, per Flaminia e me oggi. Corpo del reato, una tavoletta di cioccolato nero all'80 per cento con cui abbiamo sperato di arrivare a sera. Come per chi sta morendo di inedia, il sonno é una scappatoia. 





Sempre divertente invece l'allenamento on the beach e in sala con Greg, un istruttore dalla parlantina incomprensibile ma tosto assai. Nel pomeriggio la lezione è stata tra le più toste mai fatte, con esercizi quasi acrobatici con la palla grande. Possibile un futuro ingaggio al circo. Come foca. 



venerdì 9 giugno 2017

Fit, slim &detox. Day 3



Day 3 é cominciato con i peggiori auspici. A parte la debacle di Theresa May! ma questo fa parte di un programma detox ben più ampio e arduo del mio. Sole velato e colazione con porridge in salsa di frutti rossi. Una pappa ignobile che forse qualche inglese può trovare commestibile. Ma anche lì non deve essere molto popolare visto che ho notato parecchie facce deluse. 


Interessante il fatto che a parte un paio di battute, le elezioni non sono state argomento di conversazione. Forse erano tutte troppo depresse dalla colazione? 
La sorpresa è stata invece il programma della mattinata. Sulla carta uguale a quello di ieri, invece variato di parecchio. Soprattutto l'allenamento sulla spiaggia. Oggi boxing e high intensive. Bella la sfida fisica, soprattutto con il blu del mediterraneo davanti agli occhi. Sentire che il corpo risponde e reagisce é sempre una bella soddisfazione. 


Ciò al quale sono, e continuo a essere, assolutamente refrattaria è il coté new age. L'agopuntura ieri sera, la lezione di nutrizione oggi, nella quale non ho imparato niente, ma dico niente, di nuovo. A parte che una bistecca al sangue contiene meno calorie di una ben cotta perché il corpo ci mette di più a digerirla. Vera o no, è comunque una informazione soddisfacente per una appassionata di carne cruda. 
Dopo yoga, oggi è stato il giorno del mio debutto in pilates. Non sto a descrivere un tipo di allenamento che mi sa tutti conoscono e hanno provato almeno una volta tranne me. Tra le notazioni di colore, va senz'altro il fatto che naturalmente io respiro immancabilmente al contrario di come andrebbe fatto. Ovvero se un movimento prevede inspirazione e quello successivo espirazione é certo che io lo inverto. E mi trovo benissimo. Il mio corpo trova i collegamenti richiesti del tutto contrari alla ragione e davvero fatico a uniformarmi. Quando ci riesco, di solito si passa all'esercizio seguente e ricomincia la solfa. Seconda considerazione, la mia totale mancanza di equilibrio. Mentre sul resto tengo botta, perfino lo stretching non è così male, mi è impossibile resistere più di un secondo su un piede solo,more non parlare di figure plastiche più articolate. Vabbè, perfetti non si può essere. 


 E per finire Day 3, l'incontro con Jeffrey, l'esperto di mylogenics. Accolto con tutto il possibile scetticismo generale, viste le performance che lo hanno preceduto, anche lui si è posto malaccio. Già la sua specialità non è chiara. Poi ha cominciato con una dimostrazione volta a convincerci che mettere il dito nella piaga fa male ed è dannoso. Una volta assodato questo semplice assunto, é andata un po' meglio. Lavora con i muscoli. E ci ha mostrato un paio di trucchetti interessanti. Tipo: chi sa già che strofinando per 20 secondi le dita sotto agli zigomi si riesce a ottenere un allungamento muscolare delle gambe tale da permettere anche al più legnoso di toccarsi le dita dei piedi? Provare per credere. E sull'onda di questa esperienza miracolosa, é scattata l'ora della ritirata. 

Ps. Ecco il menù di oggi. 
Lunch: 
Spring rolls di melanzane con verdure
Insalata mista varia con ostie di formaggio-non formaggio 


Dinner:
Zuppa di pomodoro e basilico 
Curry di pollo thai 


Non fidatevi delle apparenze: lo stomaco è sempre vuoto!!!

giovedì 8 giugno 2017

Fit, slim & detox. Day 2



Oggi siamo entrati nel vivo del programma fisico e alimentare. Nelle file serpeggia un certo borbottio da astinenza gastronomica, un po' ironico, un po' no. “Mi passi il pane?" é una delle battuta già in voga. 
Prima azione, stamattina alle 7, il raccomandatissimo bibitone di acqua calda con limone spremuto e ginger tagliato a fettine sottili. Sorseggiando il quale, mentre il sole sorge, va fatto  lo scrub del corpo con guanto di crine a secco. Eseguo con quel quid di scetticismo che ci sta tutto. 
Così, con la coscienza a posto e la pancia virtuosamente vuota,  yoga class. La mia amica Roberta, che pratica la suddetta disciplina da anni, mi aveva avvertito di vestirmi di bianco, o almeno di chiaro. Quindi, io per il debutto, sfoggiavo pantaloni bianchi (vecchi almeno di vent'anni, ma questo non era immediatamente visibile) e canottiera giallo chiaro. Tutte le altre, dico tutte compresa la maestra, erano in nero. Vabbè, ora però questi pantaloni io glieli ripropongo tutta la settimana e poi li butto con serenità. Dettaglio moda a parte, già era la mia prima lezione, ma poi pure in inglese... Un po' capivo, un po' ho copiato senza pudore le altre. Comunque, non è stata una brutta lezione, a tratti perfino appena faticosa. 


Sorvolo sulla colazione di cui lascio impronta fotografica. Con un'unica riflessione: con tutti questi semi che ci propinano ci vogliono far diventare uccelli forse? 


Come sia, finalmente si entra nel mio territorio con la sessione di ginnastica sulla spiaggia. Funziona a circuito, come le stazioni della processione. Due giri, il primo ogni esercizio ripetuto per 30 sec, il secondo per 1 minuto. Abbastanza intensivo soprattuto sotto un sole da 40 gradi. Poi stretching. Immancabile in ogni programma 'salutifico' che si rispetti. 


Il capitolo pranzo propone zuppa di carote con coriandolo -servita bollente- e una insalata con salmone, asparagi, pomodorini, insalata e uova di quaglia. Ottima, ma non particolarmente gratificante per chi vive di proteine come me. Non credo mi abituerò mai... Stesso problema con la cena. Zuppa di cavolfiori e timo, seguita da un hamburger di lenticchie con caprino, insalata e barbabietole rosse. Molto buono, per carità, ma diciamo che non nutre un granché... Le tre simpaticissime scozzesi che vivono sotto di noi hanno confessato di avere snack di contrabbando. Sono molto aumentate nella mia considerazione. 



Nel pomeriggio ennesimo cambio d'abito per il walking. Altrimenti detto passeggiata. È importante avere sempre l'outfit giusto in ogni circostanza per non apparire demotivati, no?  A cena ho appreso che ci sono ospiti che hanno già fatto due lavatrici. In due giorni? Penso ci siano delle disfunzioni mentali che nessun retreatment  potrà mai sanare.
In ogni caso la camminata è stata piacevole. Nove chilometri, sempre sotto un bel sole vivace, però lungo un sentiero a picco sul mare. Sono riuscita perfino a vedere qualche spicchio di natura sopravvissuto alla cementificazione meticolosa dell'area. Il mare, poi, è sempre fonte di vigore fisico e non. 
Stasera, alla fine, mondanità spinta con la conferenza di tale Maria che ha tentato di inoltrarci sulla via dell'agopuntura. Ha preso il povero cuoco, Jason, come cavia e lo ha punzecchiato a dovere. Mentre lei parlava del meraviglios mondo degli aghi, la scozzese più simpatica, che ancora non so come si chiama, gli ha chiesto: “che si mangia per colazione domani, Jason?". Lì le speranze di proselitismo sono cadute rumorosamente e la seduta si è sciolta allegramente. 
Day 2 finisce così. 


L'orgoglio di Alicante



Alicante is the best place in the world. Non lo dico io, che avrei da obiettare, ma gli alicantini of course. Oggi abbiamo seguito Maria e l'ombrello viola che la contraddistingue in un free (si fa per dire) tour della città che l'ha mostrata in una luce un po' diversa dalla semplice distesa di palazzoni grigi anni '60 che stringe un po' occhi e cuore. Certo, Alicante è bruttina, a parte piccole rarità. E bruttina resta a prescindere. Però va detto che é una delle città più bombardate del Novecento e più disastrate di sempre. Tanto per cominciare manca di acqua dolce in ogni sua forma e dunque non dispone di verde nè coltivazioni se non sporadiche. Non parliamo quindi di allevamenti. Il risultato é un bel color marrone, diviso tra roccia e terra brulla che si impone sin da quando l'aereo comincia la discesa. Evidenza confermata a terra. Come si studia alle elementari, la popolazione vive di pesca e turismo. Da quando Franco negli anni '70 o giù di lì, dietro richiesta del sindaco, autorizzò le turiste (svedesi e norvegesi per lo più) a vestire bikini e perfino topless, Alicante é diventata meta adorata di schiere di maschi spagnoli fino ad allora repressi da una legislazione e un senso del decoro che impediva alle donne di mostrare perfino le spalle e non parliamo delle ginocchia. Non meraviglierà sapere che sotto il generalissimo era vietato anche a mariti e mogli scambiarsi perfino lievi effusioni in pubblico. Per non parlare dei fidanzamenti le cui regole sociali fanno impallidire le restrizioni ottocentesche nel sud dell'Italia. Con raccapriccio ho appreso che le donne spagnole non hanno potuto aprire un loro conto in banca personale fino al 1981. Non è un refuso: 1981.
Comunque la 'liberalità' di Franco ha finalmente permesso a questa zona di tornare a un livello di benessere dimenticato da parecchio, dopo le terribili ferite della Seconda guerra mondiale, a quanto pare inflitte soprattutto dagli italiani. La memoria é viva e tenuta costantemente in attività. Sulla piazza del mercato c'è una lapide in terra fatta di nove quadrati che a loro volta contengono dieci pallini e trecento lucine rosse che si accendono ogni giorno all'ora di quel massacro, il 25 maggio 1938. Nove quanti gli aerei che hanno effettuato l'ultimo bombardamento, lanciando 90 bombe, uccidendo 300 civili, ognuno dei quali onorato quotidianamente alle 11.20 del mattino. Piuttosto impressionante. 


Per tornare a temi più ameni, tra le fortune di Alicante c'è la ferrovia che l'ha collegata a Madrid e ne ha fatto il porto preferito e la conseguente visita della regina. E per lei Alicante si è imbellettata, ha costruito una nuova torre per la chiesa Santa Maria, il chiostro di quella di San Nicola, nonché altre migliorie diverse. Perché, a quell'epoca i soldi affluivano, e si era in uno degli alti che, come i bassi, sono tipici delle vite di chiunque, anche delle città. Figuriamoci dei porti di mare. 


Effetto secondario, la rivalità fulminante e definitiva tra Santa Maria e San Nicola, chiesa elevata a cattedrale per l'occasione, con tutti gli onori del caso. Tradunt che le carte trasferite da Santa Maria nella sagrestia di maggior rango siano state trafugate dai parrocchiani della prima e che tra le tifoserie delle due devozioni la distanza sia tutt'ora per vivamente incolmata. 
La visita scorre tra aneddoti, scorci storici e l'orgoglio campanilista che si infiltra in ogni dove. Alicante meglio di Valencia che tutti conoscono... Il riso di Alicante supera ogni altro. Altro che paella che è asciutta e secca, il vero piatto da gustare é l'arroz... Per non parlare del turon, mandole e miele, il migliore del mondo, l'unico in grado di fregiarsi di questo titolo nobiliare. Mi ha fatto sorridere la veemenza della presa di posizione, la capacità di trasformare la pietra (anzi il cemento) in oro con la forza dell'affetto. 



Di questo passo, Maria ci ha portato in giro per quasi tre ore, chiudendo la sua appassionata esposizione nel mercato, dove ogni ben di dio é sciorinato con pulizia e freschezza. E dove, con ogni evidenza, si vende il cibo più buono del mondo ai prezzi migliori... 

mercoledì 7 giugno 2017

Fit, slim & detox. Day 1



L'obiettivo sarebbe quello: in forma, magra e disintossicata. Sette giorni per una rimessa in forma con tutti i sentimenti. Via alcool, carne rossa, bibite frizzanti, caffè e chissà cos'altro. La location è Calpe, un centinaio di chilometri a est di Alicante, verso Valencia per intenderci. In un complesso affondato tra buganvillee e palme fiorite, decorato con piscine blu di forme sinuose, arredato con ogni comfort. Vedremo se mantiene le promesse dell'apparenza. Voglio raccontare giorno per giorno l'auspicabile processo di miglioramento fisico. E eventualmente anche spirituale, visto che il programma insiste anche su yoga e altri accorgimenti per l'anima. 


Intanto c'è da premettere che qui sono tutti inglesi nelle varie sfumature da gallesi a irlandesi, passando per Londra, il sud e il nord. Per me il tutto si traduce in persone più o meno comprensibili, ma
Flaminia denuncia l'accento alla prima frase. Un po' come posso fare io con veneti, sardi o valdostani. La brigata  è tutta femminile, a parte   un australiano fuor d'acqua. Età media tra i 30 e i 40, nessuna è eccessivamente sovrappeso. Alcune sole, altre in due. La cosa rassicurante é che almeno la metà è recidiva. Sono venute, tornano. Una piccola garanzia. Il primo pranzo é prevedibilmente ingolfato dal l'imbarazzo, ma il cibo, a parte la prevalenza di verde, non é punitivo. 
Si passa poi al tour tra la palestra, la sala yoga, il ristorante, piscine e terrazzi vari, durante il  quale ci vengono impartite le prime istruzioni  del vivere sano. Ciascuna riceve un appuntamento personalizzato con la .. Già la ... cosa? Medico? Guru? Istruttrice? Non saprei dire. Però misura la pressione, il giro vita e il resto del corpo. “La bilancia è stressante”, mi spiega, “ognuno ha la sua e deve pesarsi su quella. Meglio concentrarci sui centimetri in meno”. Non sbagliato. 
E dopo un paio d'ore di relax in piscina, finalmente venne l'ora di cena. Preceduta da una estenuante informativa, condotta con un tono gioioso/spiritoso a temprare lo spirito di chi nella giornata ha mangiato solo mezzo panino con prosciutto e formaggio (cibi d'ora in poi all'indice). 
Il menù non delude: vellutata di zucca con semi (sempre di zucca) e curry di riso e verdure. Il tutto innaffiato da bicchierini di acqua e con fette di limone. Una versione parecchio light della sangria, diciamo. 



La cosa più faticosa per me è la conversazione. Nonostante abbia avuto l'accortezza di mettermi al lato del tavolo per avere solo Flaminia accanto, di fronte si è seduta una inglese indiana, Ruki, molto simpatica, medico di base. Ha anche una pronuncia semplice, però è impossibile distrarsi anche solo un momento. Accanto a lei, di fronte a Flaminia il secondo uomo, tale Peter, anche lui apparentemente di ascendenza indiana, briosamente logorroico se può rendere l'idea. 
La cena si é conclusa con un passaggio al bar (cosiddetto) dove abbiamo potuto attingere a piene mani da ciotole piene di limoni e ginger con i quali preparare un infuso mattutino da bere, caldo o freddo, appena svegli. Subito prima dello scrub su tutto il corpo da fare con un apposito guanto di crine sempre fornito dal bancone. Secondo quanto si è appreso, infatti, la magica bevanda é la madre di tutti i disintossicanti, antibatterici, diuretici, con funzioni di aspirina e tachipirina insieme, fluidificanti del sangue ecc ecc, mentre il guanto di crine è l'uovo di Colombo contro la cellulite. Ultimo optional, un pacchetto di mandorle per i momenti più cupi. E con questo solido bottino, ognuno si è ritirato nei propri appartamenti. Da domani, dopo cena, a quanto pare, si medita.




martedì 6 giugno 2017

Alberi e murales



Discorso a parte meritano alberi e murales di Alicante. Le palme in primo luogo. Chiacchierano a boschetto oppure sfilano sul paseo. Il vento proverbiale che incessante lavora ai fianchi la città le obbliga al moto perpetuo così da mantenerle alte e snelle con un bel ciuffo.  


 Tutto il contrario dei sontuosi alberi della gomma che fanno comunità a sè, anzi due in parti distinte della città e solo lì. Come autorevoli capi tribù, aggregano, dispensano bellezza e trasudano saggezza da tutti i rami. Attorno a loro sono sorti inevitabili caffè e panchine. Se abitassi ad Alicante e dovessi dire qualcosa di importante -un segreto, una confessione, una dichiarazione- certamente lo farei sotto la loro benedizione. 


Tutt'altro carattere hanno i murales. Come spiritelli spuntano dietro l'angolo, grandi o piccoli, colorati o ironici, vecchi o nuovi giocano con i passanti. Non guardano al coordinamento, ognuno fa per sé e dispensa la sua personalissima perla di saggezza oppure il capriccio di un momento trasformato in tempo. Divertono senza pretese e danno carattere. 



Se poi si sale a piedi verso il castello, Alicante cambia del tutto carattere e si trasforma in un paesino di fascino, tutto bianco e blu, nemmeno fossimo in Grecia. Buganvillee e altri fiori si danno alla pazza gioia nonostante siano costretti in vasi piccoli per le loro aspettative. Le viuzze sono ripide e inaccessibili alle ruote, la gente siede sulla soglia con un libro o un bicchiere. Niente negozi. Sui muri immacolati, però, piccole mattonelle in fila scrivono i nomi di chi abita lì dentro. Oppure disegnano numeri e piccoli quadri naïf. Sono quattro strade in croce, Santa Cruz per l'appunto, ma proprio una bolla di bellezza e di pace. 



Alicante, Alicante




Dopo mesi di inattività, dovuta a mille ragioni, riapro la porta sul mondo. E più precisamente su Alicante, dove con Flaminia abbiamo prenotato una settimana di sport, detox, meditazione, yoga e quant'altro si può immaginare di sano e salutista. Naturalmente per me vale soprattutto la parte sport, essendo la persona incorruttibilmente più terra terra che io conosca. Però, sai mai che mi veno di qualcos'altro... Meglio sempre buttare un occhio sui mondi estranei. Che effetto fa, si vedrà a breve. 
Intanto abbiamo due giorni di predetox che intendo mettere a frutto. Anche perché li saranno vietati tutti i miei alimenti preferiti, dal caffè alla carne rossa al vino. Mala tempora. 
Alicante, per chi non lo sapesse, è un po' più a sud di Valencia, su quella costa irta di palme e palazzoni fronte mare che tanto sono andati di moda negli anni della cementificazione accurata. Il modello è Barcellona. Ramblas larghissime con bar e ristoranti in susseguirsi su pavimenti variegati. All'occhio inesperto uno vale l'altro, stesse foto di paellas e tapas, stesse offertone di sangria. Musica, fiori, bancarelle. Il bignami della vita d'estate sul mare. 
Poco dietro c'è il nostro hotel che considero carino. La sua insegna è una bicicletta appesa proprio sul portone. E dentro l'ottimismo è sparso a piene mani nell'arredamento nuovo senza segni come nel tipo che ci accoglie, Cristian. Senza acca. 



Partite con l'idea di una cenetta sulla rambla, abbiamo invece bighellonato nella parte di Alicante che si appende verso l'alto. Vicoli non troppo stretti e, diciamo la verità, nemmeno così fascinosi. A parte qualche svolta inaspettata, più per ironia però che per mozzafiato. La cittadina vanta i negozi più brutti di sempre. Spiccano per sobrietà e buon gusto quelli di souvenir e ciò offre un sintetico metro di paragone. E poi, ristoranti un tanto al kilo, piazzati in mezzo alle strade pedonali o sui marciapiedi, formula standard ripetuta in ogni centro turistico, declinata nel cibo locale, vistoso effetto della globalizzazione disanimata. 
Il che non ci ha impedito di estrarre dalle perle di Tripadivisor un posto dove abbiamo mangiato benissimo, godendoci una piazzetta palmata e la paella di mariscos y pescado.