martedì 3 luglio 2018

Barbados alla guida



Per meglio esplorare l'isola in libertà, Flaminia ed io abbiamo noleggiato una macchina. E poiché a Barbados si guida a sinistra, l'onere del volante é toccato a lei. Dopo averla tanto scarrozzata, finalmente le parti si sono invertite. Compresi i cazziatoni che spettano a tutti i navigatori. Io, poi, nemmeno ci sono tagliata...
In ogni caso, a prescindere da chi avesse il piede sull'acceleratore, può essere interessante una piccola analisi degli usi e dei costumi locali su strada. 
Premessa indispensabile: l'approccio è quello inglese. Nonostante le macchine siano per lo più vecchie e scassate! con pezzi mancanti che avrei detto invece indispensabili per circolare. Tutti sono però gentilissimi, pronti a cedere il passo o a lasciare la precedenza a chiunque, anche lontanissimo. A parte che lo scambio di cortesie può essere interminabile, ciascun gesto viene sottolineato con un colpetto di clacson. Sempre molto discreto, mai prolungato, esso può significare 'prego, passa tu' (in questo caso accompagnato dal gesto della mano equivalente, imprescindibile) oppure 'grazie', o anche 'attento, ti sto superando'. Suonare, brevemente, é la base del galateo stradale. Si discostano dalla norma i bus arancioni, di vario grado di usura, sempre lanciati a velocità folle come se fossero in perenne ritardo. Va da sè che le fermate si effettuano rigorosamente in mezzo alla carreggiata, obbligando le altre vetture ad attendere il sali-scendi. Gli autisti di questi numerosissimi mezzi pubblici hanno un clacson bitonale, che strombazzano a tutta callara, in ogni occasione. Serve ad annunciare l'arrivo alle fermate e la partenza da esse, avverte viaggiatori e altri veicoli dell'imminente superamento, segnala una curva, una fermata per lasciar passare un pedone. Ecco, i pedoni vengono rispettati oltre ogni dire. A loro la precedenza sempre, anche se attraversano in autostrada. 


Comportamento in Barbados del tutto legittimo, poiché le autostrade non hanno barriere di ingresso e nemmeno guard rail. E, se vogliamo dirla tutta, spesso sono normalissime strade a una corsia punteggiate di venditori di frutta, interrotte da strisce pedonali, costellate da semafori e vie laterali. Normalissimo dunque vedere macchine posteggiate sul ciglio (metà ruote in mezzo alla carreggiata) per una sosta in uno di questi autogrill 'di prima generazione'. Punti nodali di questo traffico sono le rotatorie, in pratica unico punto di riferimento per dirigersi ogni dove. A parte alcuni tratti sconnessi anche in autostrada, il resto della viabilità sembra gestito dalla Raggi. Buche, fossi, avvallamenti sono sempre in agguato così come salite ripidissime e discese ardite. Si va un po' di crossing, tanto per tenere alta l'attenzione. 


Tra le peculiarità di questa isola, infine, c'è anche quella di omettere la segnaletica stradale. E, ove presente, si discosta immancabilmente da quanto scritto sulle mappe fornite dall'auto noleggio. Un incubo accentuato dal fatto di non avere gps né altra strumentazione moderna. Così, dopo parecchi giri di Peppe, abbiamo decretato che l'unica possibilità è contare le roundabout.  Altro escamotage per arrivare da qualche parte, possibilmente quella desiderata, é affidarsi alle chiese. Quelle sì che sono segnate devotamente e ce ne sono a bizzeffe, di ogni possibile culto cristiano. E non... Come dimostra questa pubblicità voodoo, nella quale ci siamo imbattuti una delle volte in cui abbiamo sbagliato strada.


 

lunedì 2 luglio 2018

Fiori, piante e altri abitanti naturali di Barbados

Il 

Non c'è niente di pericoloso in Barbados. A parte Marcinelle tree, flora e fauna sono amichevoli e i loro rappresentanti locali privi di ostilità. Quindi, niente scorpioni, ragni velenosi, serpenti traditori. Tutto gentile con l'esuberanza tropicale. Per esempio, le lumache qui sono lunghe almeno dieci centimetri e velocissime. E le lucertole, di una specie autoctona, verdissime e curiose. Le finestre si lasciano sempre aperte, i visitatori più fastidiosi sono i mosquitos, quelli sì parecchio alacri nel disturbare, e le formichine mignon, in formato direttamente proporzionale al prurito che sono capaci di regalare. 
Sulle spiagge, formicolano i granchi. Timidi come ovunque, pronti a rientrare nelle loro basi di sabbia fonda al primo movimento, non disdegnano di venire a curiosare intorno se non si sentono osservati. E quando vengono beccati ti guardano un po' in cagnesco, indignati. 



Non parlerò degli uccelli, i loro canti miscelati fanno da sottofondo alle giornate. Le tortore tubano come in tutto il mondo, non la smettono un momento, ma in sinfonia con altri mille cinguettii sorridenti. I fruscii improvvisi tra il fogliame, un chiocciare brusco qui, un movimento d'ala lì, poi, fanno immaginare una vita segreta di pennuti e chissà quali altri invisibili animali. Si percepisce senza cogliere. 
E veniamo alla botanica. Per così dire, visto che non ne capisco niente. Sicuramente c'è il profumo dei caprifogli che ammanta la casa di Peter. Sarà uno degli odori che per sempre assocerò a Barbados. Come è ovvio i tropici sono i tropici e questo significa una matassa di fiori declinata in sculture e miscellanee sempre diverse, con vari frutti più o meno sconosciuti che si appendono qua e là. Ci sono ibiscus di dimensioni gigantesche. Senza arrivare allo spettacolo pirotecnico di Hunte's Gardens, anche il resto dell'isola non se la cava male. Le orchidee, soprattutto, fanno benissimo. La loro specialità è abbracciare gli alberi e vestirne i tronchi. Lavoro che svolgono con il massimo impegno. 


Marcinelle tree, invece, non è così affettuoso. Anzi, è considerato l'albero più pericoloso del mondo, visto che sia rami che foglie e frutti rilasciano un latte urticante che, se a contatto con gli occhi, può causare addirittura a cecità. Qui che ne sono a bizzeffe, ma quelli sulla spiaggia sono contornati di warning, così non ci si può sbagliare e basta starne lontani per evitare ogni effetto decisamente indesiderato. Diciamo che è l'unica spina in una natura pacifica e bonacciona. 



domenica 1 luglio 2018

Hunte's Gardens, sperimentare il paradiso



Abbiamo trovato gli Hunte's Gardens per caso. Girellando per l'isola, dirette sulla east coast, in mezzo alle montagne ecco le indicazioni per questo posto. Ora, noi siamo prive di gps, Wi-Fi e ogni altra facilitazione moderna all'orientamento, quindi ogni scelta è molto legata a istinto e umore del momento.m
In ogni caso, questo posto ci ha ispirato e siamo andate a visitarlo. Si tratta, in effetti, di un imperdibile pezzetto di paradiso, ricostruito da tal Anthony Hunte in una grande conca naturale creata dal crollo di una grotta. Anthony si occupa personalmente della sua creatura, insieme  a cinque aiutanti, e ha aperto al pubblico più o meno dieci anni fa, dopo due anni di lavoro. C'è da considerare che al tropico la natura lavora svelta svelta è quello che alle nostre latitudini ci mette cinque anni a crescere, qui ne basta uno per ottenere rigoglio allo stato puro.



A voler essere pedanti, ci sono 83 specie di piante declinate in ogni versione. La maggior parte è sempre in fiore. 
La visita in realtà è una splendida passeggiata, un relax senza tempo, accentuato dalla musica new age diffusa a basso ma distinto volume. I vialetti sono di pietre lievemente scolpite con le venature delle foglie. Ogni qua e là ci sono gruppetti di poltroncine dove godersi gli squarci di vegetazione e magari scattare qualche foto. Le palme svettano dritte e snelle a cordone gentile del paradiso. Si scende verso il fondo tra piante acquatiche ed esotiche alle quali so dare nome solo a pochissime: anturium, ibiscus, palme, begonie, vari ficus, ma tutti in versione gigante, brillante, squillante, ridondante. 
Risalendo il catino, sull'altro bordo c'è una casa antica, arredata meravigliosamente, che era la casa dei proprietari della piantagione circostante e, un po' diroccata, mostra il fascino  dei suoi cento anni. 


Serata caribbean



Ogni venerdì, a Oistins, pesce. Beh, dov'è la novità? La novità é che qui il menù si trasforma in occasione di una gigantesca festa sulla spiaggia, con grandi barbecue e, ovviamente, birra a fiumi. Sulla costa sud di Barbados, Oistins in realtà vive di pesce. La mattina c'è il mercato, contornato di piccoli chioschi dipinti di pastello che vendono piatti pronti, tutti simili, ciascuno però personalizzato dal gusto dello chef (per così dire). Ci siamo state un giorno qualsiasi della settimana, ma era quasi tutto chiuso. Qualche ritardatario locale rifornito di pesce dagli ultimi chioschi aperti. Per noi, il tempo di ordinare un take away. 
Il venerdì sera, invece, la musica cambia. Nel vero senso della parola. Ogni spazio è animato. Ci sono turisti, ma davvero una minoranza. Anche le immancabili bancarelle che ornano le feste di paese di tutto il mondo, sono pochissime e parecchio basiche. 



Il fulcro è il pesce. I ristoranti hanno tutti un gigantesco fuoco dove cucinano infaticabili cuochi e lunghi tavoli di legno con le panche. Un po' sagra, se vogliamo. Sul menù si allineano red snapper, barracuda (in stagione, si precisa) delfino (no, grazie) flying fish (parenti delle alici, direi). Oltre a contorni vari, comprese le breadfruit chips (una specie di patatine fritte ma tagliate dal frutto del pane, squisite) e un non identificato pasticcio di 'macaroni' affogati in salsa bianca, che ai barjan -inopinatamente- piace un sacco. Il pesce è superbo e infatti, prima di ricordarmi di fotografarlo, ne avevo divorato già la metà. 
A lato della gastronomia, e decisamente più rumorosi, ci sono i giocatori di domino e/o di carte. In prevalenza uomini abbastanza anziani, si scatenano con grandi botte sul tavolo e grida appassionate. Parecchi hanno look disinibiti, capelli bianchi rasta oppure divisi in lunghissime freccine, copricapi a cesto rovesciato in alternativa a berretti -apparentemente, mi auguro per loro- di lana. 


E, ovvio, la musica che ritma mascelle, mani, giochi, acquisti, conversazioni. Ci sono gruppi live e ballerini di ogni età, coppie incredibilmente estreme. In una atmosfera spensierata ed esuberante. Birra e relative pubblicità ovunque, semmai ce ne fosse bisogno. Il Caribe, insomma. Ma depurato di quel lato oscuro, vagamente inquietante ma affascinante, che ha in Costa Rica. A Barbados gli eccessi non sono contemplati.