sabato 26 luglio 2014

Le amenità della stazione Termini




Sabato mattina, stazione Termini. Diciamo che è il regno del lavoro sommerso... Tralasciando che il taxi che mi porta in una Roma deserta fa la strada più zeppa di semafori (rossi, per lo più) possibile, a via Marsala si coagula l'ingorgo più fitto di sempre. “Lo so io perché”, mi fa il sagace tassista. E svela: “qui c'è un abusivo che fa parcheggiare tutti a spina, così la larghezza della strada si dimezza. Più tutti quelli che fanno scendere... Ecco l'intoppo...”. Sorvolo sul fatto che anche lui si ferma in mezzo alla strada per lasciarmi.
L'atrio brulica, come si conviene in un sabato mattina di un (sedicente) luglio. Al lavoro molti 'volontari'. Le macchine automatiche per i biglietti sono piantonate da zelanti abusivi che, come i boy scout con le vecchiette, insistono minacciosamente per fare il biglietto al posto dei viaggiatori. Me ne scollo uno di dosso con relativa facilità. Appena sentono l'accento romano si 'disamorano', per fortuna. 
Secondo ostacolo da dribblare, i dispensatori generici di aiuto non richiesto. Donne per lo più, direi che l'appalto del servizio è all'etnia Rom. Fermano persone più anziane o donne sole, turisti stranieri, e, in italiano e inglese, chiedono se possono aiutarli. A fare cosa, non è dato sapere. Non mi sono soffermata abbastanza, non essendo particolarmente bisognosa, ma al contrario fissandoli con 'occhi di bragia'. 
Non basta. Sul predellino del treno, sta appollaiato un giovanotto, che insiste per guidare le persone a loro posto. Singolare 'facilitatore' se si pensa che il treno non ha posti assegnati... L'ho sentito personalmente mandare, diciamo, al diavolo in modo plateale e sonorissimo chi ha rifiutato i suoi servigi... 
Partire, un sollievo nel vagone stipato e senza aria condizionata. 


lunedì 21 luglio 2014

Il giorno e la notte degli inglesi



Non saranno proprio cose degli altri mondi, visto che l'Inghilterra e' due svolte più in là. Tuttavia, qualche notazione di costume si può fare. 
Diciamo la verità, lo stimato regno osserva alcune tradizioni bizzarre. 
E cominciamo con il venerdì sera. Il venerdì sera non è tale se non ci si ubriaca fino a finire sotto il tavol. Io, che pure non posso essere tacciata di antipatie alcoliche, non ho mai visto nessuno sbronzarsi come gli inglesi giovani all’inizio del fine settimana. Già in Costarica la mia amica Jane aveva più volte dato spettacolo di sè. Come primo approccio, Jane cercava con diligenza estrema i locali che offrivano bevande gratis alle donne. Poi, sistematicamente dal dopo cena cominciava a bere fino a dover essere portata a braccia all'hotel e ad avere problemi notturni non da poco. Non a caso il governo inglese ha deciso di correre a seri ripari per evitare le gravidanze delle quattordicenni o poco più che, prive o quasi di sensi, restano incinte senza nemmeno sapere come, perché, e spesso manco di chi. Una vera piaga sociale in Gb. 
   

Tra l'altro, alzare il tasso alcolico fa sentire caldo e questo offre l'occasione di ammirare le braccia maschili inglesi che spesso sono completamente, ma dico completamente, ricoperte di tatuaggi. Sono come maniche lunghe. Di uomini così ce ne sono a bizzeffe. E' proprio una moda. Anzi, una epidemia. 
Di contro, prima di trasformarsi in licantropi, di giorno sfoggiano cortesia impeccabile. Quando scendono dell'autobus  per esempio  nessuno omette di salutare e ringraziare il driver. Immagino la scena a Roma. Come minimo l'autista dell'atac ti darebbe un'occhiata stranita. Ma ce lo vedo anche a chiamare i vigili per denunciare stalking del passeggero. 

   
Uno spaccato della diversità me lo ha offerto il trasloco di Flaminia nella nuova casa. Villetta a schiera affacciata sul Lune, il fiume di Lancaster. Tipica: due piani, una scala a chiocciola che li collega,  bow window, giardinetto davanti, 'sfogatoio' dietro.  Molto british. Appena arrivati, i vicini sono andati a presentarsi, portando piccoli doni di benvenuto. La signora che aveva parcheggiato davanti a casa di Flaminia, vedendoli arrivare con il furgone dei mobili, si è precipitata a spostare la sua macchina, 'abusiva' davanti al loro vialetto. Un comportamento certo mutuato dagli italiani...
E poi, come accade in tutto il mondo, le prime grane casalinghe. L'elettricità va in corto, il bagno fa piovere in cucina. Il punto in comune che ho trovato è che fondamentalmente anche  li regna sovrana l'incuria e nessuno controlla niente. Però in Gb se ne dispiacciono e tentano di riparare danni ed errori. Le telefonate all'agenzia immobiliare, anche fatte da ragazzi poco più che ventenni, hanno effetti. L'elettricista arriva in un'ora, l'idraulico recalcitra un po' di più, come da stereotipo, ma alla fine si presenta. E, a una critica un po' più scaldata di Flaminia (niente oltre le righe, assolutamente) si lamenta con il padrone di casa che lei aveva 'abused' di lui... 

    
Una vera passeggiata, invece, la pratica bollette. Dimenticate gli strenui corpo a corpo ineluttabili con le nostre aziende fornitrici di servizi primari. Quando va bene e non si è frustrati da conversazioni unilaterali con risponditori automatici che sanno contare fino a quattro, massimo cinque, e la tua opzione non è mai tra quelle indicate. Lì acqua, luce, spazzatura, telefono e via cantando si cominciano a pagare esattamente da quando si entra in una nuova abitazione e le pendenze vengono calcolate esattamente fino al giorno di chiusura del contratto. Non ci sono volture estenuanti, bollette astronomiche che arrivano dopo un anno, assorbendo tutto il reddito dei mesi precedenti. Niente di tutto ciò. 
Insomma se i contrattempi ci sono, i passaggi sono piani, non bisogna metter il coltello tra i denti o spianare la giungla con il machete. 
Altro esempio, Flaminia aveva prenotato un appuntamento con il medico per i vaccini prima di partire per Sri Lanka. Errore della segreteria, il medico non c'è. Provano a spostarle il giorno in tempo non utile per la partenza. Flaminia chiede se le stanno dicendo che lei partirà non vaccinata perché loro hanno sbagliato l'agenda e... Opla' il medico è saltato fuori in mezz'ora. Tutto gratuito, of course. 
Questo della sanità è argomento bizzarro. Non si afferra perché la pillola anticoncezionale come i vaccini siano gratuiti, ma le lenti a contatto non si possono vendere per nessuna ragione al mondo e devo spedirle io da Roma. Misteri.
Dall'università ti scrivono per sapere come stai, se hai mandato una mail dicendo che avevi avuto problemi. Sì, sì, dopo qualche settimana, arriva la lettera, nella quale chiedono come va, se i problemi sono risolti e invitano lo studente a segnalare ogni ulteriore eventuale disagio, in modo che i docenti ne possano tenere conto nella valutazione. Non trovo nemmeno un termine di paragone con l'universo italiano. Immagino schiere di studenti più impegnati a cercare forme creative di disagio che a studiare per gli esami... 



Ultima particolarità. Gli inglesi non vanno a correre la mattina. In generale, non mi sembrano appassionati di jogging ( più bicicletta, tennis), ma la cosa curiosa è che di mattina ero sempre l'unica. Eppure è una meraviglia, le piste vanno in mezzo ai parchi o sul lungo fiume, sono tenute benissimo, si incontrano lepri, scoiattoli, uccelli ... Ma inglesi, no. 


sabato 19 luglio 2014

Il momento dei ringraziamenti


Ì




Questa volta la lista dei grazie non è tanto lunga. 
Grazie naturalmente a Flaminia che mi ha regalato una compagnia di affetto, parole serie e scherzi. E quel lusso sfrenato che io da sola non avrei nemmeno lontanamente considerato e che, invece, all'ombra della scusa che lo voleva lei, un po' mi è piaciuto.
Grazie a Stefano per il sacrificio di scarrozzarci su e giù da Fiumicino a orari infami. E altre gentilezze.


Grazie ad Andrea e a Noemi che ciascuno nel suo campo hanno reso questo blog smart e attractive, mettendo ordine nel mio pressappochismo grafico ed estetico. Se non ci sono riusciti completamente è solo colpa mia e delle mie impuntature (non si cava sangue da una rapa), però un bel risultato si vede!
Infine, grazie a tutti quelli che mi hanno visitato, seguito, letto, commentato, incoraggiato, supportato. 
In due settimane ho raccolto attenzione ben oltre le aspettative.  Un po' sono commossa, un po' orgogliosa, moltissimo sorridente. 
Appuntamento alla prossima avventura. Ne ho già un paio in mente ... :) 

venerdì 18 luglio 2014

Sri Lanka, la bella di natura - epilogo



Ù


Due settimane girovagando in un paese, per quanto piccolo, non bastano a catturare più di un battito di ciglia. Un tempo così piccolo non è sufficiente a farsi amici, nè a creare un minimo linguaggio comune. Si può solamente cogliere qualche istantanea qua e là. Così, le conclusioni di una piccola avventura come questa non possono andare molto oltre la punta del naso. 
Il punto centrale mi sembra proprio la difficoltà di entrare davvero in contatto. Saranno i secoli di dominio straniero o una predisposizione naturale, chi può dirlo, ma i cingalesi tutta questa voglia di raccontare se stessi o di sapere qualcosa d'oltreoceano mi pare non ce l'abbiano. Come se uno schermo lieve ma infrangibile li separasse dagli occidentali. O almeno dai viaggiatori-turisti. Ho trovato grande cortesia e efficienza a tutti i livelli, ma non calore. Ho trovato professionalità, ma non spontaneità. 

    

   
Un esempio. Due settimane a stretto contatto con Ramesh, il nostro driver. Ma a parte laconiche risposte alle mie domande,  mai accenno personale, mai ho saputo cosa facesse nelle ore libere, progetti e motivazioni. Per carità, non che fosse la mia curiosità principale. Ma in quindici giorni, occasioni per spiragli personali potevano nascere. Perfino quando si è fermato al monumento per le vittime dello tsunami l'atteggiamento è stato quello verso una ennesima merce turistica da esporre.
L'atmosfera generale è un po' quella dell'Italia degli anni '70, con mandrie di vitelloni sfaccendati in agguato ad ogni angolo. Perfino i poliziotti fanno i cascamorti. Che poi, ci chiedevamo con Flaminia, dopo che hanno fatto quei versacci o lanciato i loro richiami pseudo sessuali, che cosa pensano di ottenere? Se, per un caso estremo, la donna bersagliata, si rivolgesse gettando le braccia la collo, mostrandosi grata di cotanta attenzione, e desiderosa di sviluppare il discorso, che cosa succederebbe? Come si comporterebbero costoro? Perché inquinano così il loro territorio? 

    

E, a proposito di ambiente, in Sri Lanka non c'è l'attenzione frenetica, un po' ossessiva, ammettiamolo, che vige in Costarica. Però, Colombo a parte, mediamente il servizio spazzatura funziona, i siti non sono infestati di plastiche e altri souvenir del passaggio altrui, talvolta si incontrano perfino contenitori per la differenziata. Questo, ovviamente, non vale per le zone più degradate, ma non vale per le zone degradate di ovunque. 
Il nostro lodge a Yala park era costruito tutto con materiali ecofriendly, alimentato a pannelli solari, cibo biologico e altre ecologie modaiole. E non vorrei passare sotto silenzio il fatto che hanno trovato il modo di riciclare la cacca di elefante in raffinati e inodori quaderni, penne e altri gadget di un certo successor. Chapeau.
    

Poco assai  in queste settimane ho affrontato il capitolo cibo. In realtà, potrei riassumere l'argomento di un paio di parole: curry e buffet. Curry ovunque, buffet nei grandi alberghi. Piccante a digradare. Ovvero, più si sale di prezzo, meno piccante si mangia. A parte, un curry verde che mi ha infuocato e ha ottenuto il premio speciale del cibo più piccante mai mangiato in tutta la mia carriera di cultrice del peperoncino e dintorni. Senza esagerazioni. Nei ristoranti e negli hotel ad uso e consumo degli occidentali il buffet è la formula popolare. Come è ovvio, qualità e quantità variano di molto. Però, anche nei posti locali, la tendenza è quella di piatti e piattini dai quali comporre una tavolozza di cibi sul riso bianco.  Alternative: frutta, acqua di cocco, un meraviglioso succo di cocomero che voglio assolutamente riprodurre. Regime ottimo per lasciare lì zavorre fisiche superflue. 

    
Messo via l'intervento dell'uomo, Sri Lanka è bella di natura. Densamente popolata di alberi di varie specie, folti di animali, dal leopardo (raro) agli elefanti (comuni), scimmie  e scoiattoli (infestanti), coccodrilli (nascosti), bufali, daini, cinghiali (endemici). 


Pregio e difetto, nessuna delle bellezze locali è molto valorizzata. Quindi, da una parte resta bella, dall'altra,come molte belle, può diventare 'anche' impossibile. 
Io ero stata qui circa 30 anni fa, cambiamenti essenziali non ne ho visti. E certamente non tornerò nei prossimi x anni a verificare di nuovo lo stato dell'arte.