mercoledì 31 dicembre 2014

Pink flamingos per salutare il 2014



L'ultimo giorno del 2014 ha voluto salutare con una splendida coda. La laguna di Orbetello è abitata a sorpresa da una cospicua colonia di fenicotteri. Pink flamingos da ammirare un po' da lontano, una macchia rosa tra canne marroni e acqua blu. Effetto vagamente africano, nonostante il freddo totale e un vento irritatissimo. E' stato impossibile non addentrarsi in quella specie di prato boscaglia che si butta nell'acqua per guardarli. 


Se stavano a frotte. A pattuglie alzavano i colli lunghissimi. Una danza ondosa su musica sconosciuta. A un certo punto, alcuni si sono alzati in volo. Frullo colorato che il mio telefono ha catturato solo goffamente. Ma, foto a parte, mi resteranno negli occhi come ultima immagine di questo anno non brutto, ricco di battaglie vinte e perse, ce ne sono alcune ancora a metà, nuovi amici, esperienze, storie. Non lo butto via, lo lascio andare con leggerezza. Per una volta. 



domenica 14 dicembre 2014

Il mondo di ieri - Filippo Cordova

    Filippo Cordova 

Filippo Cordova non è il capostipite. Anche perché non ebbe figli. Prima di lui, comunque, Consalvo, detto il Gran Capitano, guerriero spagnolo di disinvolti costumi e intrepido coraggio come si conviene a un avventuriero dell'epoca, conquistò la città di Granata occupata dagli arabi e la ricondusse al re di Spagna, Ferdinando il Cattolico, che gli diede qualche titolo e uno stemma con il moro incatenato e lo inviò viceré in Italia. Passa il tempo e i suoi discendenti siciliani, mi sa che nella sua movimentata vita ne generò parecchi un po' ovunque, diventano piccoli possidenti  ad Aidone, al centro dell'isola, uno dei pochi posti in Sicilia dove può fare anche parecchio freddo. 

      Albero genealogico fino al 'nostro' Filippo 

E qui, all'inizio dell'Ottocento, nasce Filippo, curioso, viaggiatore, ribelle, difensore -lui, piccolo latifondista- dei diritti dei contadini. A combattere le ingiustizie sociali in Sicilia mise a disposizione laurea e fervore e, a farla breve, divenne uno dei capipopolo della rivoluzione del 1848. Naturalmente, dotato di irriducibile sfrontatezza e direi pure alterigia intellettuale, fu uno dei pochissimi esclusi dall'amnistia quando l'ordine costituito tornò a regnare. 
Filippo Cordova trascorse i dieci anni successivi a Torino, in mezzo a una comunità siciliana di esuli, fece un po' il giornalista e divenne anche buon amico di Cavour, che poi lo volle ministro nei suoi primi governi. Anche qui, il mio avo si distinse per 'malo carattere', litigò con Quintino Sella per via della tassa sul macino e altre amenità, fondò l'Istat. Insomma, il suo busto al Pincio se l'è guadagnato tutto. Ogni tanto lo vado a trovare lì, controllo se vandali e intemperie hanno voluto dire la loro, e ci chiacchiero del più e del meno. 


Era un uomo abbastanza moderno, con idee condivisibili. Della sua vita privata non si sa nulla. Solo amici, possibilmente esuli/cospiratori siciliani o politici piemontesi, niente donne conosciute. 
Mi chiedo talvolta cosa penserebbe del mondo di oggi, so che gli piacerebbe assai prendere un aereo o usare il telefonino. Chissà cosa avrebbe prodotto con il supporto di internet, lui che studiò inglese e francese nell'800 e tradusse 'Il paradiso perduto' di Milton tanto per passare il tempo. Lui che capì così presto l'importanza della statistica e in Sicilia introdusse la carta moneta per la prima volta. 
E faccio supposizioni su cosa avrebbe potuto pensare dei giochi politici di adesso, se si sarebbe compiaciuto di tanta gente, diciamo del popolo, seduta in Parlamento a -più o meno- legiferare. 
Sono certa che avrebbe adorato viaggiare in lungo e largo per il mondo. Se ne andò giovane appena laureato dallo sprofondo siciliano fino in Inghilterra e Francia, dove passò anche parecchi mesi, ma rifiutò di vivere all'estero. 
E mi domando anche se fosse gay o forse innamorato di qualche signora già impegnata. Se il suo rigore lo abbia portato ad adorazioni da lontano o avesse una vena passionale che lo indusse, sebbene in segreto, invece a infrangere regole. Ho cercato di scoprirlo, ho setacciato i suoi scritti, ma no, l'uomo è rimasto privato della terza dimensione. Non aveva un blog, Filippo Cordova.
Sarebbe orgoglioso dei discendenti? Gli avrebbe fatto piacere sapere che ha un omonimo del Terzo millennio, un ragazzo alto e magro in equilibrio tra più continenti? O che un centinaio di anni e spicci dopo di lui ho seguito le sue tracce lasciate ad annoiarsi nel buio di parecchie biblioteche tra Roma, Torino, Aidone e Palermo? Riderebbe al suo busto come omaggio pretenzioso o si gonfierebbe di orgoglio?  Se per magia la statua si animasse davanti a me quali sarebbero le prima parole che mi direbbe? 
Pensieri oziosi e scaleni, ma legare i fili è comunque e sempre un piacere. 


mercoledì 10 dicembre 2014

La stagione delle ambasciate (2)



Discorso a parte merita il ricevimento all'ambasciata del Kazakhstan. Questo è il primo anno che vado. L'ambasciata è un po' fuori, tanto che ti fanno posteggiare nel parco, in un'area grande quasi come quella di Porte di Roma, blindata da un robusto servizio di sicurezza, incline alla cura del dettaglio. Tipo: le vetture vanno allineate tutte alla stessa distanza e non importa se sono scatolette o maxi suv. Un lavoro complesso, insomma... 
Il parterre dimostra l'importanza strategica di questo paese così come la sua ingenuità culturale che gli fa omaggiare un corvinissimo Albano, Pupo e Riccardo Fogli, mentre c'erano anche Lapo Pistelli e Michele Valensise. Ovvero il viceministro degli Esteri,  assai quotato e accreditato, e il segretario generale della Farnesina. I due li ho visti solo qui, in questa girandola di ambasciate, a sottolineare l'ottima qualità delle relazioni tra Italia e Kazakhstan: siamo il loro terzo partner commerciale, mica da poco. L'entusiasmo del “vulcanico ambasciatore” a Roma è tangibile. 

Peraltro parla un ottimo italiano e fa quindi un discorsetto per esaltare il suo paese. “Siamo giovani e ambiziosi,vogliamo cambiare il mondo intero con la nostra energia”, ammette senza reticenza con l'occhio a Expo 2017 da organizzare proprio ad Astana. D'obbligo la versione  integrale dei due inni nazionali e poi buffet aperto. 
Del cibo kazako ho già parlato. Non ne sono una entusiasta, va. Servizio impeccabile, apparecchiatura senza sbavature, la peculiarità sta nel susseguirsi di vassoi e proposte gastronomiche sui tavoli senza un apparente criterio. Dolcetti natalizi accanto a bolliti, fritti all'italiana vicini a mini creme caramel e similia. Una risposta a ogni domanda. 


L'importanza della musica per i Kazachi è soddisfatta da una piccola band con cantante italiana. Al Bano, Pupo e Fogli si tengono lontani dal microfono, ma si concedono a qualche selfie.


Molto diverso il clima natalizio creato dall'ambasciata di Svezia, che ha articolato i suoi festeggiamenti in quattro punti della città. Curioso, ma fino a un certo punto, lo sponsor Ikea. Naturalmente non si tratta di un ricevimento, che era a parte,  ma di una specie una tradizione popolare. Non a caso è molto frequentata da svedesi. A piazza di Pietra hanno allestito un quadrilatero di tavoli rossi dove donne incoronate d'argento servono biscotti allo zenzero e cannella con vino profumato e caldo. Forse più tardi avranno anche cantato e acceso candele, ma io avevo troppo freddo e anche un appuntamento e me ne sono andata. 



domenica 7 dicembre 2014

La stagione delle ambasciate




Tra novembre e dicembre a Roma è il tempo dei ricevimenti in ambasciata. Non so perché la maggior parte di questi cocktail si concentrano in queste settimane. Non sono 'natalizi', almeno quasi nessuno. Fa accezione l'ambasciata inglese che invita a giugno per celebrare il compleanno della regina Elisabetta e apre lo spettacolare parco della residenza dietro San Giovanni. Nei giardini, gli inglesi allestiscono il barbecue ed è curioso vedere gli invitati mettersi in fila con il loro piatto come a una qualsiasi festa di paese o per salire sul bus. Ai ricevimenti dell'ambasciatore inglese ho visto più uniformi e divise bizzarre che in ogni altro posto. Ricordo ancora un signore vestito di calzamaglia gialla con tanto di giustacuore ricamato e cappello piumato. Sembrava un paggio rinascimentale. No, il coraggio di chiedergli quale paese rappresentasse non ce l'ho avuto... Se qualcuno dovesse capitare a quel ricevimento, consiglio vivamente la passeggiata fino al Belvedere, lungo un viale a giugno bordato di lavanda in fiore. 

   Ambasciata di Turchia

Anche il ricevimento novembrino dell'ambasciata turca ha scommesso sul dehor. Il villino primo '900 dietro la stazione Termini ha un delizioso giardino che i padroni di casa fanno vestire con tendoni bianchi e imbandire con ogni sorta di prelibatezze. Che in Turchia si mangi benissimo si sa. Ma questo party è il non plus ultra della gastronomia ricercata. Roba da sultani. Non è un caso, perciò, che i lunghissimi tavoli stracolmi di ogni ben di dio siano letteralmente presi d'assalto. E l'aplomb inglese qui diciamo che è un stemperato dai caratteri mediterraneo orientali degli ospiti. E pure degli invitati. 


   
   Ambasciata di Turchia 

La residenza è comunque davvero bella. Saloni piccoli, magnificamente arredati. Intendo, nè troppo, nè poco. Servizio discreto ma molto presente. Alcol senza pregiudizi, ma lievemente a guinzaglio corto. 
La caratteristica di questo ricevimento, al quale sono stata per tre anni di seguito, è un parterre di assoluti sconosciuti. Intendo, non un politico, non un volto televisivo, non giornalisti superstar. Quest'anno c'era Ozpetek, il regista. Ma è stato il massimo del glamour. 
Ciò che contraddistingue i ricevimenti dell'ambasciata del Giappone invece é l'eleganza delle linee. Grazie, bella scoperta. Me lo dico da sola. Ma è davvero così. Ogni ricevimento rispecchia davvero il carattere del paese d'origine. E meno male, aggiungerei. 
Così, se la formula è la stessa, gran bel posto, parecchia gente che 'degusta' lungo i lunghi tavoli,  l'atmosfera risulta inevitabilmente marchiata dal cromosoma. Tutte le ambasciate hanno giardini favolosi, ognuna ha il suo stile homemade. 

    
    Ambasciata del Giappone 

A casa del rappresentante giapponese, per esempio, le uniformi sono più rare, ma i kimono ovviamente favolosi. Di solito, il più bello, come è giusto che sia, appartiene alla signora ambasciatora. E si può restare affascinati nell'osservare in dettaglio pieghe e acconciature dell'abito. L'atmosfera del ricevimento è più luminosa, più chiara, meno fronzoli, più aria. Le linee dell'arredamento sono nette, gli ambienti più ampi, meno arredati, concedono di più al design. 


       Ambasciata del Giappone