martedì 16 settembre 2014

Affogare dal ridere


L'idea ci è venuta nutrendo i pesci. Tanti, anche grandi, colorati, curiosi. Volevamo le foto. Quindi, rapida indagine nei negozi locali e abbiamo scoperto l'acqua calda. Ovvero, una custodia impermeabile e touch per il telefono che lo rende subacque. Ma si presenta proprio come le bustine 'salva freschezza' che si vendono al supermercato per i cibi. 
Come sia, la 'cosa' supera il test lavandino, e noi ci addentriamo  in  mare. 


Flaminia scatta le prime foto. Alla cieca perché la maschera l'avevo io. Insomma, per essere un esordio non ci lamentiamo. Io, invece, avendo avuto trascorsi di un pessimo rapporto acqua-devices, alle prime 
non riesco a mandarlo sotto la superficie. Insomma, gli faccio un bel bagno ma con la testa (e dunque la fotocamera) sempre fuori. Inconsapevole e inconscia, direi. Abbiamo riso mezz'ora a vedere il risultato. Ma, che diamine, ci vuole tempo per superare certi shock! 

   


Al tentativo due non va molto meglio. Intanto la camera è sul selfie e vengono alcune inutili foto di m, anzi della mia fronte (con maschera) sempre fuori dall'acqua. Poi nulla di nulla. Però anche Flaminia nel secondo round non scatta. Proviamo parecchie combinazioni. Vicino alla riva. Più a largo. Con pesci. Senza pesci. Con maschera e telefono. Telefono io maschera Flaminia. Niente. Tutte foto senza soggetto. 


Al secondo giorno, nuova spiaggia, la performance migliora notevolmente . Almeno dal punto di vista tecnico. Nel senso che almeno le foto si imprimono. Poi, i soggetti diciamo che sono quantomeno esilaranti. Noi abbiamo riso così tanto e così a lungo che me lo ricorderò per sempre! 



   

lunedì 15 settembre 2014

domenica 14 settembre 2014

Le acque di Antiparos

    Collezione 
    


 

    
   
       
    

   
   

Traghettare

Ù


Luglio e agosto, grazie, non saprei. Ma i traghetti della Grecia in giugno o settembre hanno un loro fascino indolente. Non dipende dall'orario, non conta partire all'alba, a metà giornata, di notte. Nella loro sostanziale unanimità di linea e filosofia assumono un'aria di famiglia, come ritrovare di volta in volta vecchi amici. Piccole differenze tra l'uno e l'altro non fanno che accentuarne uniformità.
C'è la meraviglia del mare, mai noiosa, mai ripetitiva. Potrei -posso- guardare la scia che lascia il traghetto ore e ore. L'aria sempre tiepida, respirare il sole. 
In questa atmosfera perfino di immancabili bambini agitati non mi suscitano quei sani istinti omicidi, sacrosanti di fronte a urla, capricci e cavalcate intorno, moltiplicati per le ore di traversata. Questi ragazzini, di età variabile tra pochi mesi e cinque anni circa, sono anche loro stereotipi presenti sempre e ovunque. Sospetto che le grandi navi li assumano come figuranti, tanto sono inevitabili e alacri nelle loro parti. 


Nell'insieme però sono rumore di fondo, con il chiacchiericcio svagato e il gorgogliare dei motori. Scandito dagli annunci dell'altoparlante, doppia lingua, greco e inglese, ogni pochi quarti d'ora. 
Isole e isolette sfilano davanti agli occhi. A volte, anzi spesso, si vedono i delfini saltare dentro e fuori dalla scia. Quello che non si sente mai è l'italiano. I libri posati sui bagagli hanno tutte le nazionalità ma l'italiano non è tra queste. 

    


   

Anche l'uscita è codificata: tutti giù al 'piano terra', con borse e valigie. In piedi si aspettano i due portelloni gemelli calare dall’alto e fare da ponte per la terra. 
La prima vista è dei cartelli di studios e alberghetti locali alzati sulla testa dei relativi proprietari. Ti invitano, ti cercano, ti sorridono per ospitarti. Fare la propria scelta, se non se ne ha una precedente, non è facile. Di solito, mi ispiro alla faccia. Va sempre bene.