giovedì 17 luglio 2014

Sri Lanka, la bella di natura - epilogo



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Due settimane girovagando in un paese, per quanto piccolo, non bastano a catturare più di un battito di ciglia. Un tempo così piccolo non è sufficiente a farsi amici, nè a creare un minimo linguaggio comune. Si può solamente cogliere qualche istantanea qua e là. Così, le conclusioni di una piccola avventura come questa non possono andare molto oltre la punta del naso. 
Il punto centrale mi sembra proprio la difficoltà di entrare davvero in contatto. Saranno i secoli di dominio straniero o una predisposizione naturale, chi può dirlo, ma i cingalesi tutta questa voglia di raccontare se stessi o di sapere qualcosa d'oltreoceano mi pare non ce l'abbiano. Come se uno schermo lieve ma infrangibile li separasse dagli occidentali. O almeno dai viaggiatori-turisti. Ho trovato grande cortesia e efficienza a tutti i livelli, ma non calore. Ho trovato professionalità, ma non spontaneità. 

    

   
Un esempio. Due settimane a stretto contatto con Ramesh, il nostro driver. Ma a parte laconiche risposte alle mie domande,  mai accenno personale, mai ho saputo cosa facesse nelle ore libere, progetti e motivazioni. Per carità, non che fosse la mia curiosità principale. Ma in quindici giorni, occasioni per spiragli personali potevano nascere. Perfino quando si è fermato al monumento per le vittime dello tsunami l'atteggiamento è stato quello verso una ennesima merce turistica da esporre.
L'atmosfera generale è un po' quella dell'Italia degli anni '70, con mandrie di vitelloni sfaccendati in agguato ad ogni angolo. Perfino i poliziotti fanno i cascamorti. Che poi, ci chiedevamo con Flaminia, dopo che hanno fatto quei versacci o lanciato i loro richiami pseudo sessuali, che cosa pensano di ottenere? Se, per un caso estremo, la donna bersagliata, si rivolgesse gettando le braccia la collo, mostrandosi grata di cotanta attenzione, e desiderosa di sviluppare il discorso, che cosa succederebbe? Come si comporterebbero costoro? Perché inquinano così il loro territorio? 

    

E, a proposito di ambiente, in Sri Lanka non c'è l'attenzione frenetica, un po' ossessiva, ammettiamolo, che vige in Costarica. Però, Colombo a parte, mediamente il servizio spazzatura funziona, i siti non sono infestati di plastiche e altri souvenir del passaggio altrui, talvolta si incontrano perfino contenitori per la differenziata. Questo, ovviamente, non vale per le zone più degradate, ma non vale per le zone degradate di ovunque. 
Il nostro lodge a Yala park era costruito tutto con materiali ecofriendly, alimentato a pannelli solari, cibo biologico e altre ecologie modaiole. E non vorrei passare sotto silenzio il fatto che hanno trovato il modo di riciclare la cacca di elefante in raffinati e inodori quaderni, penne e altri gadget di un certo successor. Chapeau.
    

Poco assai  in queste settimane ho affrontato il capitolo cibo. In realtà, potrei riassumere l'argomento di un paio di parole: curry e buffet. Curry ovunque, buffet nei grandi alberghi. Piccante a digradare. Ovvero, più si sale di prezzo, meno piccante si mangia. A parte, un curry verde che mi ha infuocato e ha ottenuto il premio speciale del cibo più piccante mai mangiato in tutta la mia carriera di cultrice del peperoncino e dintorni. Senza esagerazioni. Nei ristoranti e negli hotel ad uso e consumo degli occidentali il buffet è la formula popolare. Come è ovvio, qualità e quantità variano di molto. Però, anche nei posti locali, la tendenza è quella di piatti e piattini dai quali comporre una tavolozza di cibi sul riso bianco.  Alternative: frutta, acqua di cocco, un meraviglioso succo di cocomero che voglio assolutamente riprodurre. Regime ottimo per lasciare lì zavorre fisiche superflue. 

    
Messo via l'intervento dell'uomo, Sri Lanka è bella di natura. Densamente popolata di alberi di varie specie, folti di animali, dal leopardo (raro) agli elefanti (comuni), scimmie  e scoiattoli (infestanti), coccodrilli (nascosti), bufali, daini, cinghiali (endemici). 


Pregio e difetto, nessuna delle bellezze locali è molto valorizzata. Quindi, da una parte resta bella, dall'altra,come molte belle, può diventare 'anche' impossibile. 
Io ero stata qui circa 30 anni fa, cambiamenti essenziali non ne ho visti. E certamente non tornerò nei prossimi x anni a verificare di nuovo lo stato dell'arte. 
    

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